La manovra salva-Italia e i vostri risparmi

di Marco Liera - 06/12/2011

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In base alla prima bozza di decreto-legge Salva-Italia, ecco le mie valutazioni a caldo sul suo impatto sui risparmi privati.

1)  Investimenti finanziari e depositi. A decorrere dal 1° gennaio 2012 si pagherà un bollo sugli investimenti che fino a oggi lo schivavano. Tutto ciò che non richiede un deposito titoli, in sostanza. Come le polizze Vita e i fondi comuni mobiliari. Almeno questi i riferimenti che ho compreso la sera del 4 dicembre dal viceministro dell’Economia Vittorio Grilli. Poi ci sarebbero anche i buoni postali (sarebbe sorprendente se restassero esclusi da questo lodevole spirito equitativo del Governo…), sui quali non c'è però alcuna certezza neppure fra i tecnici del ministero. L’applicazione verrà basata su una aliquota a percentuale (0,1% nel 2012 e 0,15 a partire dal 2013 secondo quanto riportato sul Sole-24 Ore del 6 dicembre a pag. 22) sul valore di mercato o, in mancanza, sul valore nominale. Con una soglia minima di imposta di 34,2 euro e una massima pari a 1.200 euro (in sostanza il controvalore dei titoli di un dossier che eccede 1,2 milioni di euro non sarà imponibile nel 2012). Ricordo che da luglio è in vigore un superbollo applicato in misura fissa a scaglioni calcolati sul valore nominale degli strumenti finanziari depositati in un dossier (titoli di stato, obbligazioni, azioni e così via), che crea effetti regressivi e distorti che in parte verranno meno con questa tassazione proporzionale. La soglia di esenzione passerà a 5.000 euro (contro i 1.000 precedenti), e la tassazione è riferita al momento della rendicontazione (che si suppone come minimo annuale).  Il valore nominale è posto come alternativa al valore di mercato ai fini della determinazione dell'imponibile, credo perchè il valore di mercato di certi titoli sia un concetto molto scivoloso.

La manovra non dovrebbe avere conseguenze sui c/c e depositi bancari anche vincolati, sui quali come è noto c’è stata una grande spinta commerciale negli ultimi mesi per via della fame di liquidità delle banche e per la riduzione dell’aliquota di tassazione degli interessi dal 27 al 20%. Attualmente questi strumenti scontano un'imposta di bollo fissa di 34,2 euro l'anno.

Fuori dall’area impositiva dei bolli a questo punto dovrebbero restare solamente i fondi pensione. Già super-agevolati fiscalmente, e nonostante questo, per lo più ignorati.

C’è poi la tassazione all’1,5% sui capitali scudati, in totale 182 miliardi, tra il 2001 e il 2010. Una ripresa a tassazione già vagheggiata l’estate scorsa dietro la spinta del PD, poi accantonata per i dubbi sulla costituzionalità di un simile provvedimento. Forse che questi dubbi sono spariti? Tra l’altro chi ha scudato potrebbe aver già speso tutti i capitali rimpatriati, cambiato banca e così via.

D'altra parte, continuano a pagare zero imposte i capitali ancora detenuti clandestinamente all’estero dagli italiani. C’è chi dice siano 130 miliardi di euro, chi dice 400. Sul punto, Germania e Regno Unito hanno siglato accordi bilaterali con la Svizzera (in attesa di ratifica dei rispettivi organi parlamentari), che prevedono tassazioni una tantum comprese tra il 20 e il 34% del capitale, con le banche elvetiche a fare da sostitute di imposta. L’Italia? Può attendere.

Uscendo dalla fiscalità, l'art. 8 del decreto introduce una garanzia di Stato opzionale per le le passività delle banche con sede legale in Italia, incluse le obbligazioni di nuova emissione, non subordinate, a tasso fisso. La garanzia ovviamente ha un costo correlato alla rischiosità intrinseca dell'emittente.

2)  Immobili. Più volte negli anni passati avevo messo in guardia i risparmiatori sui rischi non percepiti dell’investimento immobiliare. La variabile fiscale era uno di questi. Gli immobili non si possono nascondere, e quindi sono un bersaglio facile dei Governi affamati di gettito fiscale. Ecco l’ennesima conferma. A partire dal 2012 l’imponibile Ici (ora Imu) degli immobili dalla seconda casa in poi viene aumentato fino al 60%. L’aliquota resta invariata al 7,6 per mille, con possibilità per i comuni di variarla di un +/- 3 per mille.

Oltre al 5% di incremento già attualmente previsto, al valore imponibile (che come è noto deriva dall’applicazione degli estimi catastali) deve essere applicato un moltiplicatore di 160 per i fabbricati appartenenti ai gruppi A (abitazioni, eccetto gli studi privati della categoria A/10, che hanno un moltiplicatore di 80) e C/2, C/6 e C/7. Il moltiplicatore sarà pari a 140 per le unità delle categorie B, C/3,  C/4 e C/5. Le unità della categoria D (capannoni, alberghi) avranno un moltiplicatore di 60 e i negozi e le botteghe (categoria C/1) un moltiplicatore di 55. La rivalutazione sarà invece del 45% per i terreni agricoli (oltre all'attuale rivalutazione del 25%) visto che il loro moltiplicatore salirà da 75 a 120. Ma non è finita. Entro la fine del 2012 occorre prepararsi alla nuova imposta comunale che sostituirà Tarsu e Tia, che grava sui proprietari o su chi occupa immobili per almeno sei mesi e produce rifiuti. La superficie di riferimento è l’80% di quella catastale, e l’entrata in vigore è prevista per il 2013.

3)  Le pensioni. Dal 2018 tutti, uomini e donne, andranno in pensione con un’età anagrafica minima di 66 anni, a meno di penalizzazioni. Oltre che di integrazione pensionistica, per molti si porrà un’esigenza di copertura finanziaria degli anni (per esempio il periodo tra i 60 e i 66 anni) in cui non si vorrà/potrà più lavorare (per esempio perché prematuramente lasciati a casa dall’azienda con vari “incentivi”) ma al tempo stesso non saranno maturati i requisiti anagrafici per la pensione. Chi può, dovrà accumulare di più in vista di quei periodi di “magra”. Sperando che non siano ancora più lunghi di quello che appaiono adesso.

4) L'investimento nelle imprese.  Con la manovra arriva anche un incentivo all'investimento in capitale di rischio. Per anni avevo sentito più di un imprenditore dire: "Chi me lo fa fare di investire nella mia impresa se poi subisco l'Irap e l'Ires al 27,5% sugli utili? Mi conviene piuttosto investire in titoli di Stato, i cui rendimenti sono tassati al 12,5%". Con l'art. 1 del decreto si introduce l'Ace (Aiuto alla crescita economica) che riduce questa asimmetria. Per ogni euro di capitale proprio investito dall'imprenditore nella sua impresa, il conto economico di quest'ultima gode di una deduzione pari al rendimento nozionale di questo euro. Il rendimento nozionale è il costo del capitale, ed è pari al rendimento dei titoli di Stato più uno spread rappresentativo del rischio di impresa. Per i primi tre anni questa aliquota è del 3%, direi molto poco rappresentativa dell'effettivo costo del capitale di rischio. Per un'azienda che fa utili il debito bancario continuerà ad essere avere un suo appeal fiscale rispetto al finanziamento tramite capitale di rischio, pur tenendo conto che oggi ci sono severi limiti anche alla deducibilità degli interessi passivi. Ogni differenza positiva tra rendimento nozionale e reddito effettivo dichiarato dall'impresa (ossia: se l'impresa ha una redditività inferiore al rendimento nozionale) può essere dedotta nell'esercizio successivo.  La norma entra in vigore da subito, ed è quindi possibile fruire dell'incentivo già a partire dall'esercizio in corso per quanto riguarda i nuovi investimenti in capitale proprio. Da valutare possibili conseguenze sugli aumenti di capitale di società quotate in Borsa.

 (Aggiornato alle 17 del 6 dicembre 2011. Sottolineati gli aggiornamenti rispetto alla versione precedente)  

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