Depositi o BoT? La diversificazione che non c'è

di di Marco Liera (*) - 06/11/2011

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Nell’ultima rilevazione YouInvest aggiornata al 2 novembre, 15 banche offrono sui conti di deposito vincolati una remunerazione uguale o superiore al 4%. Si tratta di Banca Sistema, IBL Banca, Santander Consumer Bank, Banca Ifis, Banco Popolare, Fineco, WebSella, Mediolanum, UniCredit, IngDirect, Mediocredito del Friuli, Banca Generali, Banca Popolare di Vicenza, CheBanca! e Veneto Banca. In media le 17 banche del campione hanno incrementato la remunerazione sui depositi vincolati dal 2,21 al 3,45% da inizio aprile a inizio novembre. Per i depositi liberi il tasso medio è salito da 1,58 a 1,86%. Nello stesso periodo l’Euribor a 3 mesi si è incrementato dall’1,27 all’1,58%, mentre il rendimento dei BoT si è impennato dall’1,98 al 3,57%. La crisi dei debiti sovrani e i timori sulla solvibilità delle banche hanno spinto al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi più instabili come l’Italia e hanno drenato la liquidità del mercato interbancario, inducendo gli istituti ad alzare gli interessi sui depositi per aumentare la raccolta diretta dai risparmiatori.

Come influirà su questi andamenti il taglio del tasso di interesse di riferimento deciso giovedì dalla Bce? Non pare che ci sia stata una corsa da parte delle banche a cogliere al volo – riducendo i tassi - l’occasione creata dal neopresidente della Bce Mario Draghi, a conferma del fatto che i problemi di fondo restano. E’ quindi un momento felice per i risparmiatori beneficiati da questi rendimenti apparentemente allettanti?

In finanza, si sa, non esistono pasti gratis. Se vi propongono un rendimento decisamente maggiore di quello di un titolo di Stato tedesco (che sulla scadenza a un anno offre un misero 0,26%), è perché c’è un rischio più elevato. Stabilire se l’extra rendimento sia più che sufficiente a compensare i maggiori rischi del reddito fisso italiano è questione ardua. Occorre avere rispetto delle valutazioni espresse dai mercati, che sono intelligenze collettive e non solo speculazione. Al tempo stesso non è il caso di farsi condizionare troppo dalle oscillazioni di breve periodo.

La quasi assoluta certezza è che con i titoli più sicuri come quelli emessi dal Governo tedesco il risparmiatore non si copre dall’inflazione attesa. E’ assai difficile immaginare un aumento del costo della vita vicino allo zero per i prossimi 12 mesi. Nell’ultimo anno l’inflazione area euro si è anzi rialzata al 3%, ben oltre il tasso target del 2%.

Una volta decisa la strategia (è meglio correre un piccolo e remoto rischio di una grande perdita con il reddito fisso italiano o la certezza di perdere soldi in termini reali con i titoli sovrani euro tripla A?), si possono esaminare le differenze di efficienza tra le varie alternative domestiche.

Un deposito bancario non richiede un dossier titoli e consente di evitare di pagare i relativi bolli (o superbolli se la giacenza è superiore ai 50.000 euro nominali). Il deposito è anche garantito dal Fondo interbancario fino a 100.000 euro per deposito e depositante (per esempio fino a complessivi 200.000 euro in caso di deposito cointestato a due persone). Gli interessi sui depositi sono tassati al 27% fino al 31 dicembre, e in seguito la ritenuta scenderà al 20%.

I BoT come gli altri titoli di Stato sono e resteranno tassati al 12,5% sui rendimenti, ma richiedono un dossier titoli, e l’acquisto (sia in emissione che sul mercato secondario) è gravato da commissioni. Al di là dei rendimenti che possono differire di qualche decimo di punto percentuale al netto di tasse e commissioni (soprattutto per via delle politiche commerciali delle banche), non bisogna illudersi che un mix tra BoT e depositi realizzi una diversificazione del rischio. Come apparirà evidente ai più, i destini delle banche (e dei relativi sistemi di assicurazione dei depositi) sono infatti strettamente legati alla solvibilità del Paese in cui risiedono.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 6 novembre 2011

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