Altro che crowd. L'equity crowdfunding è un investimento per pochi

di Marco Liera - 17/02/2018

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Sento grandi attese sull’Equity Crowdfunding (EC), che la Legge di Bilancio 2018 ha ampliato a tutte le PMI (fino al 2017 era rivolto solo a startup e PMI innovative). Non vorrei che queste aspettative fossero esagerate. Sia pure con grande crescita rispetto al 2016, nel 2017 in Italia le piattaforme di EC hanno raccolto appena 11,8 milioni di euro (fonte: Crowdfunding Buzz). Questo, nonostante i generosi incentivi fiscali disponibili per chi investe (30% di detrazione IRPEF da utilizzare anche fino al terzo anno successivo all’operazione in caso di incapienza dell’imponibile nel primo) in startup innovative (per le PMI innovative la detrazione del 30% attende da un anno il via libera UE).

Solamente un ingenuo potrebbe pensare che un incentivo fiscale, per quanto generoso, possa determinare di per sé il successo di uno strumento finanziario. E’ stranoto che il risparmio è un mercato guidato dall’offerta. Nessuna rete bancaria o di consulenti finanziari colloca l’EC, anche perché le operazioni sono di taglio troppo piccolo per essere interessanti. Devono essere i singoli risparmiatori, possibilmente solidi patrimonialmente e ben assicurati sui principali rischi (nel 2017 quelli che hanno investito in crowd sono stati 3.240) a interessarsi all’EC, a studiare le offerte in corso ed eventualmente a scegliere di mettere qualche soldo in un portafoglio di società selezionate. Impresa tutt’altro che semplice.

E’ vero, si può anche scegliere di investire solo in una o due operazioni perché si conoscono molto bene i fondatori e si vuole partecipare in modo appassionato alla loro azienda o al loro progetto. Forse è questo l’approccio più semplice e meno illusorio all’EC. Se è così, dubito (fortunatamente) che all’EC arriveranno mai folle di investitori privati animati dal desiderio di diventare ricchi in fretta come accadde alla fine degli anni 90 con le dotcom quotate. Quel fenomeno fu dovuto alla copertura mediatica della grande bolla settoriale che si stava creando. Sulle startup e sulle PMI non quotate invece c’è assai poca visibilità sulle performance storiche, corrette o meno per il rischio.

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