I quattro partiti che perdono nei crack finanziari. Il più fragile è...

di Marco Liera - 04/07/2017

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Le crisi finanziarie (da debiti eccessivi o da crediti inesigibili) sono diventate una realtà con la quale centinaia di milioni di risparmiatori e contribuenti nel mondo si confrontano da decenni. Le conseguenze a oggi possono essere analizzate su quattro categorie di soggetti:

1) i depositanti e gli obbligazionisti delle banche. Sono stati aggrediti marginalmente in Italia, Olanda, Cipro, Portogallo e Austria (per approfondimenti si veda qui);

2) i detentori di titoli di Stato. Sono stati aggrediti pesantemente in Argentina nel 2001 (salvo recuperare il 150% 15 anni dopo) e in Grecia nel 2012;

3) i detentori di diritti pensionistici “acquisiti” (chiunque abbia versato dei contributi al primo pilastro). Sono stati aggrediti in Grecia, con 12 tagli in sette anni. Per capirsi, le riduzioni sono state nell’ordine di 100-150 euro al mese su pensioni di 600-800 euro;

4) i detentori di diritti patrimoniali in generale. In Italia furono aggrediti “d’urgenza” nel 1992, con l’imposta straordinaria del 6 per mille sugli immobili e sui depositi bancari.

Ogni crack finanziario fa storia a sé ed è difficile individuare un percorso standard. Le perdite di solito vengono arrecate alle parti politicamente più deboli, considerando però che l’arena da considerare è quella mondiale, con notevoli interdipendenze. I depositi, i diritti pensionistici e gli immobili sono tipicamente detenuti dai residenti in un Paese, mentre i bond (bancari e di Stato) sono in varia misura posseduti anche da non residenti. Qui è schierato un partito molto forte, che è quello delle grandi investment banks e dei gestori di fondi internazionali, che gode di ampie complicità presso Governi sempre meno democraticamente eletti, e presso banche centrali e autorità di vigilanza grazie al sistema delle porte girevoli (chi faceva il civil servant che diventa banchiere o gestore e viceversa). E il funzionamento "sul campo" di questo partito è stato spiegato tra gli altri dall'ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis nel suo recente libro di memorie. Guardando avanti, il partito più fragile mi pare quello dei detentori di diritti pensionistici “acquisiti”, fino a oggi uno dei meglio protetti. I sistemi pensionistici a ripartizione, nonostante riforme e proiezioni di sostenibilità a 50 anni, prima o poi si riveleranno per quello che sono: dei colossali schemi Ponzi.

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