La fragilità delle famiglie ricche

di Marco Liera - 23/06/2017

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Secondo il Rapporto 2017 di Boston Consulting Group, in Italia ci sono 307mila famiglie con una ricchezza finanziaria superiore al milione di dollari. Nel 2021 queste famiglie sono previste in aumento a 433mila, e nel caso arriverebbero a detenere il 23,9% dello stock totale (quota attualmente pari al 20,9%). Il che confermerebbe che la polarizzazione delle ricchezze e l’aumento delle diseguaglianze sono fenomeni pressochè inevitabili in Italia e nel resto del mondo, al netto di shock vari al momento non prevedibili e forse nemmeno troppo auspicabili. Nei secoli passati, infatti, pare che le diseguaglianze si siano ridotte solo a seguito di guerre e pestilenze. Quello che è in gran parte inevitabile ed auspicabile è che molte delle famiglie ricche di oggi tra 20, 30 o 50 anni non saranno più tali, e saranno sostituite da altre. Non bisogna infatti dimenticare che il mitico ascensore sociale, per funzionare bene, deve andare in entrambe le direzioni.

In sostanza quasi due famiglie italiane su 100 sono attualmente milionarie, senza tenere conto degli immobili. Molte di queste non sanno nemmeno di esserlo, perché non hanno un controllo organico dei propri conti e investimenti, dal momento che queste ricchezze possono essere intestate a componenti diversi delle famiglie stesse, con scarsa circolazione delle informazioni. Molte di queste non si sono dotate di una pianificazione patrimoniale, ossia non hanno stabilito la ripartizione dei beni secondo criteri condivisi, soprattutto in un’ottica multigenerazionale. Molte di queste non hanno assicurato i propri beni, hanno patrimoni investiti in modo troppo concentrato, e quindi corrono rischi di rovina non trascurabili (anche da mettere in relazione a eventi non controllabili o non del tutto controllabili come premorienze, divorzi, catastrofi naturali e fallimenti imprenditoriali).

I consulenti finanziari qualificati e dotati di un approccio olistico possono ovviamente fare molto per queste famiglie. Le quali per istinto possono sentire il bisogno di “qualcuno che li aiuti negli investimenti sui mercati”, ma molto più difficilmente riconoscono la necessità di dotarsi di una gestione organica dei rischi. E’ assai meno fragile un frate francescano di un milionario.

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