La prudenza non paga per coprire il longevity risk

di Marco Liera - 26/05/2017

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In Italia 17mila persone hanno almeno 100 anni di età. Per il 2050, la stima è di 157mila ultracentenari. Senza arrivare a questi estremi, la speranza di vita sta aumentando anno dopo anno per almeno una parte della popolazione (non posso escludere che per i tagli alla sanità e l’impoverimento della classe media per un’altra parte della popolazione la speranza di vita possa scendere coma già sta accadendo negli USA, ma questo è un altro discorso).

Gli individui che appartengono a questa categoria dovrebbero trovare il modo di coprire il longevity risk, il bellissimo rischio di vivere molto a lungo. La recente attività di ricerca di YouInvest condivisa nella formazione di alcune reti di consulenti finanziari - giustamente interessati alla gestione di questo fondamentale rischio dei clienti  - è arrivata a risultati in parte sorprendenti.

1)  Osservando il profilo rischio rendimento storico di lunghissimo periodo delle varie asset class, e ipotizzando varie percentuali di ritiro annuo del capitale, emerge che i pensionati benestanti non dovrebbero investire tutti i risparmi in liquidità o in attività a basso rischio, perché questo comportamento aumenta la probabilità di trovarsi senza soldi in età molto avanzata. Troppa prudenza insomma non paga, almeno quando è in gioco la copertura del longevity risk. Nel rispetto della profilazione MIFID, un buon numero di pensionati benestanti avrebbe buoni motivi per investire di più nell’asset class azionaria.

2)   Una rendita finanziaria come quella descritta dovrebbe essere accompagnata da una copertura assicurativa del tail-risk, ossia dell’eventualità che la sopravvivenza diventi tremendamente lunga. Rendite vitalizie con differimenti mirati sarebbero una soluzione efficiente in cui far confluire una parte della risorse a disposizione. La ripartizione ottimale tra risorse destinate alla rendita finanziaria e quelle destinate alla rendita assicurativa può essere determinata con un apposito modello.

3)  Per i pensionati non particolarmente benestanti ma dotati di attivi immobiliari si pone l’esigenza di finanziarizzare in tutto o in parte le loro proprietà, con la cessione della nuda proprietà o la sottoscrizione di prestiti ipotecari vitalizi.

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