La gara tra Italia, Svizzera, Londra & co. per sedurre i ricchi stranieri

di Marco Liera - 09/03/2017

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Il Passport Index elaborato dalla società di consulenza con base a Hong Kong Nomad Capitalist mette l’Italia al terzo posto mondiale (insieme alla Spagna) come attrattività per i ricchi interessati ad avere una seconda cittadinanza. Al primo posto c’è la Svezia e al secondo il Belgio. I criteri utilizzati sono la possibilità di viaggiare all’estero senza visto offerto dal passaporto di ciascun Paese, la fiscalità, la libertà economica e il livello di felicità (concetto difficile da misurare, ma anche qui ci sono indicatori che ci provano).

Questa classifica come altre va presa con molta cautela, e va ricordato altresì che il distacco in punteggio tra i Paesi nella top ten è assai ristretto. Inoltre, la classifica non tiene conto della difficoltà (costi, tempi, spostamenti) di ottenere la cittadinanza in un dato Paese, che varia da caso a caso. Però non sono sorpreso dal piazzamento dell’Italia. Non ho mai pensato che il nostro fosse un Paese inospitale per i ricchi, in particolare se pensionati o rentiers (è complicato e iniquamente tassato per chi lavora e fa impresa, ma questo è un altro discorso). L’imposizione patrimoniale per residenti in Italia è – anche se aumentata – più bassa che altrove. Le rendite finanziarie sono tassate al 26 o al 12,5% (se provengono titoli di Stato o sovranazionali, anche in valute come rand sudafricani, lire turche e pesos messicani, e quindi potenzialmente a rendimento più alto). L'imposta sulle successioni e donazioni è tra le più benevole al mondo, al punto da scatenare da anni tentativi - per ora falliti - di inasprirla (il punto è che l'inasprimento di questa imposta comporterebbe un modesto gettito aggiuntivo e una sicura e ingente perdita di voti della parte politica che la mettesse in agenda tra le cose prioritarie da fare). 

Il varo della flat tax (sarebbe meglio chiamarla flat charge) da 100mila euro/anno (più 25mila euro/anno per ogni familiare titolare di redditi esteri) sui redditi prodotti all'estero da stranieri che si trasferiscono in Italia (precondizione per ottenere eventualmente la cittadinanza) rafforza questa attrattività. Conviene infatti a quei pensionati privati o rentiers stranieri che restando nel loro Paese pagherebbero complessivamente più tasse. Si tratta di High Net Worth Individuals (HNWI) con fortune di vari milioni di euro (le quali in ogni caso dovrebbero restare nel Paese d'origine per continuare a generare redditi esteri), e/o pensioni private da centinaia di migliaia di euro. Per fruire dello speciale trattamento, devono essere in grado di dimostrare di essere residenti in Italia per almeno 183 giorni l’anno e seguire una procedura online non troppo complessa con l’Agenzia delle Entrate. Il regime puo' durare al massimo 15 anni. 

Le pensioni pubbliche erogate da Stati stranieri sono tassate nel Paese d'origine per i cittadini di quei Paesi, e per questi redditi la flat tax comporterebbe quindi una doppia tassazione (fatto salvo quanto previsto dai trattati bilaterali e fatta salva la possibilità di escludere l’imposta sostitutiva dai redditi provenienti da specifici Paesi al fine di fruire in Italia dei crediti per le imposte pagate alla fonte). In ogni caso, la manovra non interessa gli stranieri – ricchi o meno ricchi che siano – che vengono a lavorare in Italia, perché sui redditi percepiti qui sarebbero tassati alle elevate aliquote IRPEF ordinarie, difficili da compensare con la flat tax sui redditi esteri. Inoltre, dalla flat tax sono esclusi i cittadini di quei Paesi come gli USA che tassano i redditi personali su base globale. Dal punto di vista italiano, va detto che l’agevolazione, contenuta nella legge di Bilancio, secondo alcuni rischia l’incostituzionalità per via della mancanza di progressività.

Al netto di questo, il provvedimento italiano ha una logica simile a quelli adottati già in altri Paesi, come il regime non-dom britannico, che riguarda gli stranieri non domiciliati ma residenti nel Regno Unito. Anche in quel caso si ha una tassazione forfettaria - nei primi sette anni di residenza pari a zero - per tutti i redditi non-UK, però a condizione che vengano lasciati all’estero (mentre invece nella flat tax nostrana non è prevista questa limitazione). I dati più aggiornati parlano di circa 115mila non-dom residenti in UK, i quali sfruttano una normativa che è stata introdotta più di due secoli fa per proteggere i benestanti con immobili all’estero dalle imposte introdotte nei periodi bellici. Per altro, è attesa in queste settimane la revisione del regime non-dom in UK, che dovrebbe porre fine alle agevolazioni per chi è residente da almeno 15 degli ultimi 20 anni. Altri Paesi che hanno adottato regimi non-dom sono Cipro, Malta e l’Irlanda. Il Portogallo offre ai ricchi migranti una aliquota del 20% sul reddito portoghese e una esenzione per i redditi esteri, se certe condizioni sono soddisfatte. Le agevolazioni fiscali per gli stranieri restano attraenti in Spagna, sebbene le originarie detassazioni del 2005 (soprannominate “legge di Beckham” dal nome del calciatore che fu uno dei primi stranieri ad avvantaggiarsene) siano state ridotte. La Svizzera resta popolare per gli “esiliati fiscali” grazie al suo sistema forfettario che permette agli stranieri che non lavorano nella Confederazione di calcolare le tasse da pagare basandosi sui costi dell’abitazione.

Per quanto riguarda la tassazione dell’eredità, va ricordato che gli stranieri che si trasferiscono in Italia (facendone la propria residenza abituale) ma che continuano ad essere anagraficamente residenti all’estero, si applica la tassazione italiana solamente ai beni del defunto presenti nel nostro Paese. Dal punto di vista civilistico, dal 17 agosto 2015, in base al Regolamento UE 615/2012, è la legge del Paese ove il defunto aveva la sua residenza abituale quella che regola la sua successione ereditaria (chi sono gli eredi e qual è la legittima), salva la facoltà di scegliere la legge del Paese di cui il titolare della ricchezza è cittadino (se diversa da quella ove è abitualmente residente).  

Al di là del trattamento fiscale, l’Italia presenta ovviamente delle attrattività per i benestanti che non lavorano – italiani o stranieri che siano -, attrattività che sono legate soprattutto alle città d’arte, al cibo, al mare, alla montagna, ai laghi, al costo della vita che al Sud è molto accessibile. D’altra parte la sicurezza, i servizi pubblici e l’assistenza sanitaria possono in varie zone rappresentare un problema. Resta da vedere se stranieri con patrimoni maggiori di dieci milioni di euro, che potrebbero trarre un certo vantaggio dalla flat tax (pagherebbero ogni anno l’1% o meno del loro patrimonio in tasse), siano attratti più dalla dolce vita low cost italiana o dall’efficienza e dalla realtà cosmopolita e costosa di Svizzera, Londra e di altre destinazioni tipiche dei multimilionari e miliardari globali. Pure loro fiscalmente agevolate.

 

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