Dejà-vu 68: Draghi rassicura su tutto. O quasi

di Enrico Ascari (*) - 04/09/2015

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Grande Draghi, ancora una volta chiaro e perfetto temporeggiatore, senza una sbavatura, reticente il giusto quando serve, quasi commosso quando gli chiedono un’opinione sul dramma dei migranti. Malgrado per qualcuno sia il migliore amico dei predoni della finanza, o, se preferite, dei “poteri forti”, è sempre l’inappuntabile profeta dell’ “economicamente corretto”.

Anche l’Europa soffre in contagio asiatico. Nell’usuale conferenza stampa che segue gli incontri del direttorio, il Presidente della BCE ha ammesso che le previsioni di crescita reale e d’ inflazione per l’Eurozona sono state limate al ribasso a causa del vistoso rallentamento economico delle economie emergenti, a partire dal colosso cinese. Nel 2015 il PIL dell’area si fermerà a un modesto +1,4%, con l’inflazione allo 0,1%, pericolosamente vicina allo zero assoluto.  I canali di contaminazione sono due: quello reale del commercio internazionale, che impatta sulla riduzione della domanda estera dei Paesi europei e quello virtuale della finanza, con le turbolenze di mercato che innalzano il livello di stress finanziario, aumentano i premi al rischio richiesti dagli investitori (effetto automatico che deriva dalla discesa delle quotazioni e dalla maggiore volatilità) e afflosciano la fiducia di consumatori e imprese.

Cambio euro/dollaro del 3 settembre 2015

La BCE è sul pezzo con il QE. Tranquilli però, la BCE è pronta a tutto: ha la volontà, la capacità e la possibilità di agire con prontezza e con tutti gli strumenti a disposizione se dovesse diventare necessario. E’ proprio quello che  volevano sentirsi dire i mercati. L’oggetto di possibili ulteriori interventi futuri sarà ancora il programma di acquisto titoli della Banca centrale, il mitico “alleggerimento quantitativo”, con le tre leve manovrabili, modalità dell’intervento,  quantità degli acquisti e  tempi, che possono allungarsi ben oltre il settembre dell’anno prossimo.

Perché non si è intervenuti da subito? Perché oggi è ancora troppo presto per capire se gli effetti delle turbolenze estive sono transitori e superabili ovvero duraturi.  Insomma, anche i banchieri centrali sanno di non sapere. In particolare ignorano, come tutti, se il rallentamento cinese è un fenomeno temporaneo o se è solo l’inizio della lunga e travagliata marcia della Cina da un’economia trainata dagli investimenti a una società moderna, basata sui servizi e sui consumi.

L'indice FTSE MIB nella seduta del 3 settembre 2015

I mercati brindano. La reazione dei mercati è stata, come spesso succede quando parla il Presidente della BCE. “ottima e abbondante”: euro in brusco calo, Borse e titoli di stato in salita. Per ora sembra funzionare il solito ritornello: più l’economia è debole, più gli obiettivi d’inflazione si allontanano, si pure per cause prevalentemente virtuose (petrolio che scende), più i mercati si attendono banche centrali aggressive e quindi, vai con gli acquisti, alla faccia della Borsa di Shanghai.

La nota stonata.  Il corrispondente del Wall Street Journal ha piazzato un buon uno-due, domandando a Draghi se queste politiche delle banche centrali non stiano perdendo efficacia, ammesso che l’abbiano mai avuta. Da una parte favoriscono le svalutazioni competitive, alla lunga controproducenti (guerre valutarie); dall’altra l’obiettivo di innalzare l’inflazione verso il due per cento potrebbe essere inutile e fuori dalla portata della autorità monetaria se, come molti ipotizzano, le tendenze deflazionistiche globali dipendessero prevalentemente da altri fattori, come lo sviluppo tecnologico, con  le sue conseguenze sui prezzi e l’occupazione, la produttività del lavoro e la demografia.  Draghi, una volta tanto, ha risposto parlando d’altro.

(*) Nato a Medolla, (24/9/1956), laureato in Bocconi (1982) in Economia Politica. Ha ricoperto l'incarico di direttore investimenti in diverse società di Gestione del risparmio (Mediolanum, Sogesfit, Aureo, Bnl Gestioni). Direttore generale per 9 anni in BNL Gestioni Sgr (dal 2000 al 2009). Vicedirettore generale di BNP A.M. nel 2009. Dal 2010 partner in una società fiduciaria svizzera. Membro del Comitato Direttivo di Assogestioni dal 2000 al 2008.

 

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