Le autorità di controllo chiedono collaborazione. Ma cosa danno in cambio?

di Marco Liera - 02/08/2015

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L’UIF, l’Unità Informazioni Finanziarie della Banca d’Italia che vigila sull’antiriciclaggio, nella sua relazione annuale ha avanzato dei rilievi sulla collaborazione di una parte dell’industria finanziaria nel segnalare le operazioni sospette. “Il comparto del risparmio gestito e del private banking – si legge nella Relazione sul 2014 pubblicata il 13 luglio scorso - conferma le carenze nella collaborazione, spesso riconducibili a scarsa propensione da parte dei private bankers a valutare l’attività del cliente ai fini della individuazione di operazioni potenzialmente sospette”. Questi rilievi sono stati avanzati a seguito di ispezioni condotte dall’UIF presso intermediari finanziari che denunciavano “un numero di segnalazioni sottodimensionato rispetto alle caratteristiche della propria operatività e del contesto in cui operano”.

Ora, se ci sono stati dei professionisti che – in un contesto regolamentare che può generare incertezze sul da farsi – non hanno adempiuto agli obblighi di segnalazione di clienti apportanti capitali di origine dubbia, è giusto che l’autorità vada fino in fondo e gli illeciti – ove accertati - siano puniti. D’altra parte, la relazione tra professionista e cliente - come sa chi ha svolto un minimo di attività commerciale - richiede empatia e forse anche complicità. Questo è il punto. I professionisti credo che siano tutti mossi dall’intenzione di collaborare con le autorità, anche per mantenere la loro preziosa reputazione. Credo però che siano necessarie empatia e complicità nei confronti degli insiders anche da parte delle autorità di controllo (e dal legislatore per quanto di competenza). Mi spiego meglio. E' stato previsto un feedback ai segnalatori sulle frodi che hanno contribuito a smascherare? Come dimostrano vari studi sul nudging, le persone adottano comportamenti più o meno virtuosi a seconda dei ritorni che hanno. E la cosa più importante è che non necessariamente si tratta di reward monetari! Basterebbe una letterina dell'UIF che recitasse: "Caro professionista Tizio, la collettività ti ringrazia perchè a seguito della tua segnalazione siamo riusciti a recuperare n-mila euro di imposte evase". E poi, permettetemi di ampliare il ragionamento: anche in Italia avremo una regolamentazione del whistleblowing, delle soffiate da parte di dipendenti e collaboratori degli intermediari finanziari sugli illeciti di cui vengono a conoscenza. Negli USA a queste “gole profonde” sono riservati programmi di protezione e ricompense economiche. Da noi no. Se le guardie vogliono farsi aiutare a scoprire ladri e riciclatori devono coinvolgere e motivare gli informatori, più che imporre.

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