Trenta anni fa il venerdì nero della lira. E la fine di un'epoca

di Marco Liera - 17/07/2015

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Esattamente 30 anni fa, in un pomeriggio di un venerdì di luglio, la lira schizzò al suo massimo storico nei confronti del dollaro a quota 2.200, in uno dei più controversi episodi della finanza italiana. Il 19 luglio 1985 il fixing (che veniva fissato dopo le 13 dalla Banca d’Italia) si impennò in pochi minuti del 18% a seguito di un ordine di acquisto da 125 milioni di dollari impartito dall’ENI e eseguito dal Sanpaolo di Torino. Fu il venerdì nero della lira, del quale non tutti gli aspetti controversi sono stati chiariti. Una vicenda che ebbe risvolti grotteschi, come quello del funzionario ENI Bixio Petracca che disperatamente cercò – alla fine senza riuscirci, anche perchè a quei tempi non c'erano i telefonini – di mettersi in contatto con i suoi capi Vittorio Plaja (un cognome decisamente sfortunato per l’occasione…)  che si trovava a Montecarlo e Mario Gabbrielli, per comunicare loro che Banca d’Italia li stava implorando di annullare l’ordine. Banca d'Italia il cui capo servizio esteri era ai tempi un certo Fabrizio Saccomanni. Per una ricostruzione dei concitati avvenimenti della giornata leggete i link 1), 2) e 3).

Quello che vorrei evidenziare qui è che quel cambio stratosferico ha rappresentato la vetta massima di un’epoca di svalutazioni ripetute della lira nei confronti del dollaro, come si evince dal grafico sottostante.

 

 

Nell’era successiva dell’euro (si veda il grafico sottostante che va letto specularmente rispetto a quello precedente), in realtà il record è stato ritoccato, perché la moneta unica nel suo periodo iniziale ha manifestato una notevole debolezza nei confronti del biglietto verde, arrivando a un minimo di 0,8252 il 26 ottobre 2000, che equivarrebbe a 2.346 lire.

 

Interessante vedere che in sostanza negli ultimi 30 anni il cambio della valuta domestica nei confronti del dollaro non ha più rappresentato un vantaggio competitivo per le imprese italiane esportatrici. E d’altra parte ha consentito a decine di milioni di italiani di viaggiare spesso all’estero per turismo o per lavoro senza penalizzazioni dovute al cambio. Quanto agli investimenti all’estero, le soddisfazioni sono venute più dai rendimenti che non dall’effetto della valuta (che invece fino al 1985 era stato molto importante).  

Ah, i bei tempi della sovranità monetaria. E della vita senza cellulari e smartphone….

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