Dejà-vu 65: Grexit, non aspettatevi il remake di Lehman Brothers

di Enrico Ascari (*) - 06/07/2015

Stampa Crea Pdf Invia Rss

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita”. Dante, Divina Commedia. Inferno, Canto I.

E così i greci, a maggioranza,  hanno votato no. Viva la democrazia. Anche quella degli altri, però. Nell’Europa comunitaria coesistono (male) 28  democrazie e, in quella dell’Euro, 19, per ora. Senza scomodare Churchill, limitiamoci a citare Giovanni Sartori: “Essa (la democrazia) è il diritto del popolo a sbagliare purchè se ne assuma le conseguenze”. Vedremo.

Ovviamente la collettività greca, ma anche la maggior parte degli “insider” e degli osservatori esterni non sono completamente consapevoli di tutte le possibili ricadute dell’esito referendario, coraggiosamente chiamato con un disperato colpo di teatro da Tsipras.  Diciamo che, di fronte a una montagna da scalare con enormi difficoltà tecniche,  tutte derivanti dall’appartenenza del paese all’EMU, le incognite superano alla grande  le certezze.

Doppio scenario

Tra i tanti, vengono alla mente almeno due scenari: il primo, dagli esiti imprevedibili  nell’immediato, ma probabilmente positivi e chiarificatori nel lungo andare (almeno per chi scrive, su questo tema la contrapposizione delle opinioni è totale). Il secondo, quello pasticciato che già si ora viene da tanti, da troppi, evocato: continuiamo a negoziare come se niente fosse, a maggior ragione, ora che i sacri riti della democrazia popolare sono stati officiati.

Primo scenario: facciamola finita. La prima opzione è quella più lineare, pulita, chiarificatrice e perfino purificatrice. La Grecia ha consapevolmente rifiutato il secondo piano di salvataggio della “Troika”, contestandone impegni e modalità d’esecuzione sottoscritti dal precedente governo.[1]Le Autorità Europee  hanno certamente peccato per eccesso di rigidità e dogmatismo (o solo di stupidità?). Ad Atene sia ora lasciato il sacrosanto “diritto/dovere” di andare incontro al destino che ha cercato, accettando le proprie responsabilità:  default sul debito, perdite a doppia cifra miliardaria per la BCE e per i cittadini tedeschi, francesi, italiani e così via, fallimento del sistema bancario ellenico, doppia circolazione monetaria, permanenza solo fittizia nell’euro,[2] svalutazione, inflazione e così via.

Intanto alla prova dei fatti, anche gli esagitati antieuropeisti nostrani potrebbero verificare, grazie all’evidenza fattuale,  se un Paese che oltre al turismo e ai cantieri navali non produce letteralmente nulla, riesca a sopravvivere fuori dall’Euro (la risposta è sì) ma a quali livelli di reddito (diciamo di gravissima arretratezza). Ricordandosi sempre (cosa che non fanno) che l’Italia è comunque “mezza Germania e mezza Grecia”.

Anche lo stremato dibattito politico sull’Europa potrebbe essere seriamente stimolato da una frustata nella schiena di portata indimenticabile. Se questa Europa dei burocrati, delle banche, della maggiore ma odiata integrazione fiscale e così via entra nell’occhio del ciclone, e con l’auspicata involontaria “espulsione” della Grecia questo non potrà non succedere, tanto meglio sarà per un dibattito politico finalmente più vivace e meno germano-centrico.  

Il secondo scenario: resa senza condizioni. Il secondo scenario apparirebbe più subdolamente rassicurante, con il riprendere dello stanco rito dei negoziati, qualche ulteriore cedimento di una BCE che dovrebbe passare il Rubicone del finanziamento monetario dei deficit pubblici, l’utilizzo ulteriore del fondo salvastati o di qualche altro fantasioso marchingegno. Ma sarebbe di fatto, una resa senza condizioni al populismo radicaloide di sinistra che ha conquistato la maggioranza nel Paese grazie anche ai gravi errori della Troika.  Questo tipo di percorso sarebbe sicuramente meno schifato dai mercati finanziari, i quali se ne fregano dei principi, delle regole e della democrazia[3], ma sarebbe ma letteralmente suicida per il ceto politico oggi dominante in Europa. Che, sia ben chiaro, meriterebbe la peggiore delle sorti, ma, senza possibilmente trascinare con sé nel gorgo i vasti ma sempre più depressi ceti medi europei. E’ evidente che un cedimento sia pur parziale oggi, dopo negoziati durissimi durati cinque mesi – oggettivamente con una controparte intrattabile – nei quali, invece di parlare di politica, si è fatta opposizione dura sul livello della tal aliquota IVA, piuttosto che sull’età pensionabile o la privatizzazione del Porto del Pireo, avrebbe conseguenze catastrofiche a livello elettorale in tutti i principali paesi comunitari, a partire da Portogallo e Spagna, nei quali si vota in autunno.  Sarebbe come sventolare un drappo rosso di fronte ai sempre più feroci convergenti populismi  di destra e di sinistra. Altro che Euro, qui sarebbe in ballo la stessa convivenza civile alla quale forse troppo bene ci siamo assuefatti, da non essere più in grado di apprezzarne il vero valore.

Le conseguenze per economia e mercati.

I mercati finanziari, caratterizzati da patologico “short termism” (in sostanza non vedono al di là del loro naso), fanno ovviamente il tifo per il “volemose bene”, che implica il rinvio all’infinito dei problemi. Nell’immediato, quindi, lo scenario meno inquietante sarebbe probabilmente il secondo, quello della “perenne trattativa”. D’altra parte scordatevi anche gli scenari da incubo, in stile “Lehman 2 la vendetta” o un attacco al debito sovrano su larga scala simile a quello del 2011. Le banche centrali, a partire dalla BCE sono molto più attrezzate di allora per schiantare la speculazione più aggressiva, come e quando vogliono.

 Economia europea: la spinta si affloscia.

 Qui però si esauriscono le belle notizie. Il peso economico della Grecia è pari a zero; è stato opportunamente notato che ogni quattro mesi in Cina nasce una nuova economia simile a quella greca, con migliori prospettive di crescita e un’amministrazione pubblica di gran lunga più efficiente.

Purtroppo però non conta solo la “taglia”, il peso specifico di un’economia, quanto l’impatto psicologico sulla “fiducia” di consumatori e imprese ancora zavorrato dall’eredità della più lunga depressione mai vista in Europa e soprattutto Italia dagli anni 20 del secolo scorso. Già da qualche settimana si percepiva che i previsto impatto della benefica triade di fattori (cambio, tassi, petrolio), alimentato in  parte dalla BCE, stava perdendo vigore rispetto alle attese. Nei palazzi romani a ciò si associava una evidente perdita di smalto del Presidente del Consiglio in evidente affaticamento, sfiancato dalla crescente opposizione degli avversari annidati soprattutto nella pubblica amministrazione e all’interno del suo partito.

Un “Grexit” dietro l’angolo non aiuta certo gli spiriti animali imprenditoriali, né i consumatori alle prese con i saldi estivi. Morale: la ripresina di primavera per l’Italia (ma vale per tutto il continente) e già finita. E con essa diventano sempre più traballanti la forza politica e le prospettive di chi faticosamente cerca di governare, da Hollande a Renzi. Anche perché le spine nel fianco delle opposizioni esterne e soprattutto interne, almeno in Italia da sempre le più letali, terminata la sbornia post referendaria, trasformeranno i mesi autunnali in un calvario[4].

Fine della luna di miele con l’Europa

La seduta di lunedì 6 luglio ha confermato che la luna di miele con i mercati europei è terminata. Dopo un primo trimestre tirato come sempre a tutta manetta, con mercati azionari tutti oltre il 20% di guadagno e prezzi delle obbligazioni governative da “pazzi” (con oltre tre trilioni di titoli a rendimento negativo), seguivano ottave di lento consolidamento per le piazze azionarie e di ritirata con perdite per i prezzi obbligazionari troppo cresciuti in precedenza. Soprattutto nel comparto dei periferici, ma anche per i titoli obbligazionari tedeschi, il cui bund decennale tornava in poche settimane ad un rendimento di quasi un punto percentuale (partendo da 0,05%), perdendo oltre l’8% in termini di prezzo.

Alla base di questi movimenti la normale attività di estrapolazione speculativa, giustificata dalla marginale presunta modifica di aspettative economiche, il cui perenne mutare non era tale da spiegare né i prezzi di inizio né quelli di fine periodo. Anche perché l’andazzo del ciclo economico globale, da quello americano, a quello europeo, a quello cinese,  sotto il profilo del medio andare, è ormai stabilizzato su livelli mediocri difficilmente modificabili.

 

La reazione dei mercati al referendum greco è stata e sarà dura e, questa volta non breve. Anche perché la stragrande maggioranza degli investitori si aspettava un finale a “tarallucci e vino” e, in parte, ancora oggi ci crede. Brutte notizie per le obbligazioni periferiche, il cui rendimento potrà con facilità tornare a superare la barriera del tre per cento nel comparto decennale. Anche per le Borse non sarà una passeggiata. Finora la correzione non aveva intaccato il trend tecnico di lungo termine, ma con i prevedibili incombenti cali ciò inevitabilmente succederà.

Inoltre non va dimenticato che, mentre tutti gli sguardi sono rivolti verso Atene, i mercati cinesi di Shangai e Shenzen stanno vivendo in diretta lo scoppio di una vera e propria bolla speculativa (vedi grafico qui sotto), che qualche danno collaterale lo farà. L’imminente arrivo delle trimestrali Usa probabilmente non aiuterà a migliorare l’umore degli investitori: il dollaro forte e il petrolio debole  hanno già  provocato, nel primo trimestre il primo calo annuale degli utili per azione dal 2009.

Le similitudini tra il Dow Jones del 1929 e lo Shanghai Composite del 2015

Per quanto riguarda l’Euro, molti pensano che la grande confusione che seguirà nei prossimi mesi non possa che danneggiarlo. Può essere, ma non è detto. La sua precedente debolezza, nell’ultimo anno, è coincisa con una grande accumulazione di posizioni in attività finanziarie europee da parte degli investitori esteri con un largo utilizzo di tecniche finanziarie che riducevano la domanda di moneta europea. Nelle prossime settimane potrebbe succedere il contrario. Le prime reazioni non sono particolarmente significative.

Nessun dramma, meglio così

L’estate sarà quindi calda per la politica europea e i parassiti della finanza. Nessun dramma però. La Bce rimarrà presente a stabilizzare i mercati obbligazionari. Per quanto riguarda quelli azionari un trimestre di sane e fisiologiche correzioni, dall’Europa, all’Asia, a Wall Street, alla lunga non potrà che far bene a mercati che da troppo tempo si sono dimenticati il termine ribasso. Sarà l’ennesima occasione da cogliere per finire come al solito l’anno in bellezza. Allora, purtroppo per i nostri amici al di là dell’Adriatico, temo che nessuno si ricorderà più di loro.

(*) Nato a Medolla, (24/9/1956), laureato in Bocconi (1982) in Economia Politica. Ha ricoperto l'incarico di direttore investimenti in diverse società di Gestione del risparmio (Mediolanum, Sogesfit, Aureo, Bnl Gestioni). Direttore generale per 9 anni in BNL Gestioni Sgr (dal 2000 al 2009). Vicedirettore generale di BNP A.M. nel 2009. Dal 2010 partner in una società fiduciaria svizzera. Membro del Comitato Direttivo di Assogestioni dal 2000 al 2008. 



[1] L’aveva dichiarato ufficialmente Syriza lo scorso 26 novembre davanti a una ridotta platea di finanzieri a Londra, increduli loro malgrado (vedi doc. in allegato). Il mercato era stato avvisato…fino alla fine non ci ha creduto quasi nessuno.

[2] Non esistono meccanismi formali d’espulsione. Secondo alcuni la Grecia potrebbe diventare come il Montenegro, paese che non appartiene all’area euro ma che ne utilizza la divisa. Una soluzione fantasiosa, per la simpatica coppia di “banditi” Tsipras – Varufakis potrebbe essere quella di far diventare la Grecia, con il tempo, una specie di paradiso fiscale come il Montenegro,  nuova mecca di tutti gli evasori europei. Certo, bisognerebbe fidarsi dei comunisti…ma peculia non olet.

[3] Mai dimenticare che nel 2010 il primo presunto salvataggio della Grecia ha in effetti salvato le banche tedesche e francesi.

[4] In agosto la vacanza è sacra, ma stavolta niente Grecia…

Allegato: report informale di un gestore dopo l’incontro con rappresentanti di Syriza nel novembre 2014 a Londra.

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo

ÔĽŅ