L'INPS rimborserà 9 mld ai pensionati. Un'occasione per spingerli verso beneficenza e startup

di Marco Liera - 03/05/2015

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Anch’io sono piuttosto irritato (per usare un eufemismo) dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la mancata perequazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo, provvedimento che era finalizzato a una maggiore sostenibilità del sistema previdenziale. E lo sono ancora di più dopo aver letto sul Sole-24 Ore di oggi (3 maggio 2015) la quantificazione dell’impatto della sentenza: nove miliardi di euro da restituire ai pensionati interessati, che non si capisce bene come verranno finanziati (altri aumenti di tasse? No, grazie!).

Ma cerchiamo – con difficoltà, si capisce – di vedere la cosa positivamente. Cinque milioni e mezzo di pensionati (quelli con pensione superiore a 3 volte il trattamento minimo, quest’anno pari a circa 1.507 euro/mese), a partire probabilmente dagli assegni di luglio, riceveranno dall'INPS il rimborso delle perequazioni mancate degli anni dal 2012 in poi. Come detto, si tratta di un importo totale netto IRPEF di nove miliardi, con incassi individuali compresi tra i 4.700 e gli oltre 10mila euro (che non è ancora noto se verranno pagati a rate o in un’unica soluzione). (*)

Come verranno usate queste somme? Invece di assistere passivamente al loro utilizzo (che comunque sarebbe molto interessante studiare con dei sondaggi ad hoc), credo che questo rimborso sia una formidabile opportunità per fare nudging, per pungolare i percipienti a comportamenti che vanno nell’interesse collettivo. Una scienza, quella del nudging, che viene oggi applicata concretamente dai Governi USA e UK.

Pensateci bene: per questi 5,5 milioni di pensionati queste rispettabili somme che riceveranno dall’INPS sono una bonanza inaspettata, per di più non legata al caso come accade con le vincite alla lotteria o con i gratta-e-vinci. Stiamo parlando della riaffermazione di un diritto che dal loro punto di vista sembrava per lo più perduto. Credo quindi si tratti di terreno fertile per segnalare loro l’opportunità di un impiego “virtuoso”. E questa segnalazione dovrebbe essere contenuta – con una corretta terminologia - nella stessa comunicazione con la quale i singoli pensionati saranno resi edotti del rimborso. In un Paese normale, questa comunicazione dovrebbe essere inviata dal Governo di turno (perché in questo modo acquisterebbe maggior peso ai fini del nudging) anzichè dall’INPS, ma in Italia questa strada sarebbe un po’ rischiosa perché additabile come mossa elettorale di Renzi & co. E perderebbe di neutralità.

Quali impieghi virtuosi si potrebbero segnalare nella lettera inviata ai pensionati beneficiari? Prioritariamente, quelli sui quali il legislatore ha già previsto delle agevolazioni fiscali perché ritenuti meritevoli dal punto di vista sociale (e che in generale sono assai poco conosciuti). Vediamoli insieme:

1)   Ai pensionati beneficiari si potrebbero ricordare le interessanti (anche se inferiori agli altri Paesi) agevolazioni fiscali per le donazioni alle Onlus in vigore dal 1 gennaio 2015 (26% di detrazione IRPEF fino a 30mila euro/anno o in alternativa deduzione fino al 10% dell'imponibile IRPEF con tetto massimo di 70mila euro/anno di donazione annua).

2)   Ai pensionati beneficiari si potrebbero ricordare anche le interessanti agevolazioni fiscali per gli investimenti nelle start-up innovative (realizzati direttamente o tramite piattaforme di equity-crowdfunding vigilate dalla Consob): 19% di detrazione IRPEF fino a 500mila euro/anno di investimento.

In alcuni Paesi dove la beneficenza è diffusa in proporzione ai redditi e ad altre variabili (vedi gli USA), è contemporaneamente popolare anche il venture capital. Forse ciò non è del tutto casuale, anche se dipende in parte dalla configurazione degli incentivi fiscali (che come abbiamo visto non è che da noi manchino). E’ possibile però che i due tipi di impieghi rispondano a motivazioni psico-comportamentali comuni. L’obiezione che i pensionati debbano fare solo investimenti “sicuri” e non in capitale di rischio è accoglibile solamente per quelle persone che per via delle loro caratteristiche complessive (in termini di patrimonio, reddito, età, esigenze successorie, tolleranza alle perdite) non possono permettersi di dedicare neppure l’1% dei loro risparmi a impieghi diversi rispetto a quelli a minor rischio. Ricordate che il 73% della ricchezza privata del Paese appartiene agli over 65, molti dei quali (diffusi tipicamente tra quelli che percepiscono pensioni superiori al triplo del trattamento minimo) sono benestanti e con orizzonti temporali di investimento tutt’altro che brevi, tenuto conto dell’allungamento della speranza di vita e del fatto che in realtà ragionano frequentemente a favore degli eredi e quindi in chiave multigenerazionale. In generale, un pensionato benestante ha molte più buone ragioni di investire una piccola quota della sua ricchezza in capitale di rischio di quelle di un trentenne con lavoro precario, figli a carico e mutuo da pagare.

Beneficenza e investimento in startup come destinazione almeno parziale delle risorse rimborsate dall’INPS ai pensionati. Credo si debba lavorare a questo. Non dovrebbe ovviamente essere un obbligo, e neppure una proposta esplicita. Come insegna Richard Thaler della University of Chicago, il segreto del nudging è quello di usare le tecniche comunicazionali e le situazioni oggettive più adatte per indurre comportamenti virtuosi dei cittadini. In modo che le decisioni “pungolate” siano percepite come scelte assolutamente personali e consapevoli da parte dei destinatari. Senza alcuna forzatura.

(*) La stima complessiva dell'onere (nove miliardi netti, 12 lordi) è difficimente riconciliabile con la stima analitica pubblicata dal Sole-24 Ore, perchè dividendo 12 miliardi per 5,5 milioni di pensionati il rimborso medio lordo è di 2.181 euro.

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