I giovani italiani e l'attesa di una magra pensione

di Marco Liera - 16/02/2015

Stampa Crea Pdf Invia Rss

“Se dicessero ai giovani italiani quale sarà la loro pensione, scoppierebbe la guerra civile”. Così un mio amico che per lavoro è vicino al mondo dei giovani ha commentato le ultime allarmanti stime sulle rendite pensionistiche che legittimamente si devono attendere i 20-30enni di oggi, e non solo loro. In sostanza, anche per redditi bassi, le proiezioni delle pensioni attese tra 30/40 anni parlano di tassi di copertura inferiori al 50% dell’ultimo reddito. Come al solito, queste relazioni causa-effetto non possono essere applicate in modo deterministico ai sistemi complessi quali sono i comportamenti di vaste popolazioni. Prima di tutto, non è detto che i giovani italiani non siano consapevoli del loro magro futuro pensionistico. Mi sembra improbabile, data la velocità di trasmissione delle informazioni della nostra era.  E’ chiaro però che trattandosi di situazioni che si verificheranno tra decenni, si tratta di una consapevolezza assai incerta e come tale soggetta a varie distorsioni.

Da una parte non è lineare e prevedibile la reazione a una consapevolezza incerta. Dall’altra, le reazioni a una spiacevole consapevolezza possono essere le più diverse. E quelle violente non credo siano nemmeno le più probabili, per fortuna. Molto più diffuse invece quelle che vanno dalla rassegnazione, all’emigrazione, alla resilienza pianificatoria. Con vari gradi di osmosi reciproca. La prima è agevolata dal sostegno economico che varie famiglie continuano a garantire anche quando i giovani non sono più tali. Questo sostegno crea una situazione di benessere almeno temporaneo, difficilmente sostenibile. Che però ritarda o impedisce per sempre le altre due reazioni. L’emigrazione è possibile soprattutto per i giovani in possesso di un capitale umano “investibile” all’estero, anche a seguito di riqualificazione professionale e linguistica, quindi a una minoranza. Che però resta potenzialmente preoccupante, data la conseguente perdita di capitale umano e di imponibile contributivo. La resilienza pianificatoria è la scelta di chi riduce drasticamente il proprio benessere attuale per fronteggiare le difficoltà di domani, risparmiando in modo finalizzato (per esempio tramite fondi pensione).  

Quindi attenzione a ipotizzare scenari di violenza. Che possono accendersi in ogni momento, si capisce, ma – come insegna la storia – per vie abbastanza rare e imprevedibili.

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo