Dare più potere ai risparmiatori per tutelarli? Spesso è inutile

di Marco Liera (*) - 11/02/2015

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Niente da fare. Non si può applicare al settore finanziario la ferrea logica causa-effetto di altre attività umane. Prendiamo il caso dei fondi immobiliari quotati in Borsa. Il ministero dell’Economia, d’intesa con la Consob e la Banca d’Italia, aveva consentito alle assemblee dei sottoscrittori dei fondi di prorogare eccezionalmente di due anni la durata dei fondi, vista la pessima situazione del mercato immobiliare. In sostanza, come giustamente ha scritto Gianfranco Ursino su Plus24, si voleva mettere nelle mani dei risparmiatori delusi per l’andamento di Borsa delle quote dei fondi, il potere di decidere sulle sorti del loro investimento. Al fine di favorire una maggiore partecipazione assembleare era stato concesso ai quotisti di esercitare il diritto di intervento e di voto per delega e di votare anche per corrispondenza. In più sono stati azzerati i quorum deliberativi. Le assemblee dei fondi interessati si sono tenute di Natale. E sono andate quasi deserte. Sicchè è stato sufficiente il voto di pochissimi quotisti per decidere in un senso (proroga) o nell’altro (liquidazione del fondo da regolamento, spesso quindi immediata). Sia chiaro, nessuno sa con certezza se sia meno peggio dover vendere gli immobili adesso o tra due anni (e forse sta in questa incertezza la ragione principale della infima partecipazione). Ma questo era un tentativo di “empowering”, di attribuzione di un potere ai piccoli risparmiatori, per di più delusi. Che è fallito, come era facile prevedere per chi ha letto un po’ di studi di finanza comportamentale. Milioni di risparmiatori prendono ciò che propone l'offerta, si lamentano più o meno frequentemente dei risultati peggiori delle attese, me poi non prendono iniziative concrete. O, se le prendono, lo fanno in modo contraddittorio. Basti pensare che c’è in giro un certo numero di risparmiatori che ha fatto causa alla propria banca (sintomo di notevole conflittualità), ma non l’ha lasciata. Una cosa inimmaginabile in altri settori. La passività dei risparmiatori è arcinota. Per uscirne, occorre una azione sull’offerta (non bisogna collocare fondi immobiliari ai risparmiatori come strumenti “sicuri”, come purtroppo venne fatto a suo tempo), e una sulla domanda, rendendola più consapevole con l’educazione finanziaria. Scontando però con molto realismo i benefici attesi di quest'ultima azione.

(*) Pubblicato su BlueRating di febbraio 2015

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo