Uno scambio virtuoso: con la legge di Stabilità meno tasse se fate beneficenza

di Marco Liera - 23/01/2015

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Le attività filantropiche dei benestanti potrebbero trovare una nuova spinta dalla Legge di Stabilità, che ha introdotto a decorrere dal 1° gennaio 2015 più generosi limiti di detraibilità per le erogazioni liberali alle Onlus. Queste le novità: 1) le persone fisiche potranno detrarre nella misura del 26% - percentuale già innalzata a partire dal 2014 – le donazioni in denaro fino a 30mila euro (art. 15, c 1.1, TUIR). Si tratta di un incremento significativo dai 2.065 euro precedentemente in vigore. Se la Onlus destinataria appartiene a quelle che possono beneficiare della norma “Più dai, meno versi”, il donatore può, in alternativa alla detrazione, dedurre l’erogazione fino al 10% del reddito dichiarato, per un massimo di 70mila euro di donazione annua. La condizione per le Onlus per poter applicare ai propri sponsor questa deducibilità è la tenuta di scritture contabili che rilevino in maniera analitica la propria attività e che vengano riportate in  un bilancio annuale.

Il potenziale della beneficenza nel cambiare il mondo (in meglio, si intende) è ancora da scoprire, ma la sensibilità e i numeri stanno crescendo. Warren Buffett e Bill Gates hanno dato vita nel 2010 a Giving Pledge, una organizzazione che promuove la filantropia tra le persone più ricche del mondo, alla quale hanno aderito 128 miliardari (o ex-miliardari) che si sono moralmente impegnati a donare almeno la metà della loro ricchezza. Chi contribuisce con denaro gode negli USA di una deduzione piena della contribuzione nel limite del 50% del suo reddito lordo, con la possibilità di riportare l’eccedenza all’anno successivo. In Italia come si è visto gli incentivi, nonostante i miglioramenti, restano assai inferiori. Ma ciò non toglie che secondo una recente indagine dell'UNHCR (Agenzia ONU per i rifugiati) in collaborazione con Kairos Julius Baer SIM, l'81% dei clienti private intervistati ha dichiarato di aver donato nell'ultimo anno, contro il 28% della media nazionale. E lo ha fatto soprattutto per la consapevolezza di dover restituire alla società una parte della ricchezza accumulata. In un precedente articolo avevo scritto che spingere (nudging) i ricchi a donare anche con agevolazioni fiscali mi pare più lungimirante che obbligarli a pagare più tasse che frequentemente riescono ad aggirare e che detestano (non solo loro) vedere sprecate nella spesa pubblica improduttiva. Con la filantropia si introduce infatti una differenziazione dei soggetti beneficiari, rispetto a quelli finanziati dalla spesa pubblica, attribuendone la scelta direttamente ai singoli donatori, sulla base di diverse motivazioni etiche e/o religiose. La destinazione delle tasse come è noto è invece decisa dalla volontà popolare, tuttavia con varie distorsioni di partiti, lobbies e così via. Non sto dicendo che la donazione sia necessariamente più efficace delle tasse ai fini della riduzione delle diseguaglianze e al progresso dell’umanità e delle scienze. Il mio punto è che possa introdurre una entropia virtuosa dei flussi finanziari. Basta provarci.

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