Investire nella scuola/13: Consulenza finanziaria, quale futuro per i robo-advisors

di Marco Liera (*) - 16/12/2014

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Da un po' di tempo ho preso questa abitudine: leggo un quotidiano di meno al giorno per trovare il tempo di leggerne uno di 30 anni prima. Si, avete capito bene, un quotidiano del 1984, che si puo' trovare nelle raccolte disponibili gratuitamente su Internet. E' molto istruttivo, perche' permette di allenare il "senno di poi". E conoscere quindi ex-post quali erano le previsioni e le aspettative rispetto a certi fenomeni, come l'evoluzione della tecnologia, dell'economia e del risparmio.
Ora vorrei scrivere pensando a chi (non moltissimi, credo) rileggera' queste righe tra 30 anni. E voglio occuparmi di un tema futuribile: potra' l'intelligenza artificiale sostituire i consulenti finanziari? Negli USA il dibattito sui robo-advisors e' gia' aperto da qualche anno. Ci sono vari websites (Betterment, FutureAdvisor, WealthFront, e in Italia l'unica esperienza finora è MoneyFarm) nati per permettere ai risparmiatori di costruire autonomamente un portafoglio di investimenti congruente con il proprio profilo personale, di adattarlo nel tempo e di eseguire le necessarie operazioni di compravendita. Per ora, piu' che le masse di patrimonio degli investitori privati, hanno attirato i finanziamenti dei venture capitalists, che vedono in queste startup (come in tutto il fin-tech), la prossima grande ondata di cambiamenti.
Ovviamente la questione e' molto complessa, e si gioca primariamente nella gestione delle aspettative del cliente. Se in qualche modo i robo-advisors riusciranno a costruirle in modo realistico, credo che potranno avere successo. Altrimenti, se i risparmiatori si avvicineranno a questa offerta aspettandosi di guadagnare sempre e di non perdere mai soldi, ci metteranno un attimo ad allontanarsi al primo rovescio dei mercati. E sappiamo quanto - almeno fino a oggi - sia stata necessaria (ma non sufficiente) una relazione "umana" per costruire queste aspettative realistiche. Pertanto, rischiano di piu' quelli che in questi anni hanno agito come meri collocatori di prodotti, senza avere una approfondita conoscenza dei clienti. Tenendo conto che tra 30 anni questi saranno rappresentati dai millennials, cioe' dai nati nell'era digitale.

(*) Pubblicato su BlueRating del novembre 2014

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