Due Governi impegnati nello smantellamento dei salvadanai

di Marco Liera (*) - 29/10/2014

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Negli ultimi decenni a centinaia di milioni di lavoratori dei Paesi occidentali sono stati forniti vari incentivi per compiere scelte di risparmio orientate ad accumulare risorse per la propria vecchiaia. A volte con agevolazioni fiscali, altre con obblighi e divieto. Ci sono segnali recenti di una possibile inversione di tendenza di queste politiche di lungo periodo, che mirano a ridurre i rischi di impoverimento degli anziani di domani e dopodomani. Nel Regno Unito, il cancelliere dello scacchiere George Osborne sta portando avanti un piano di liberalizzazione delle prestazioni pensionistiche, che a partire dall'aprile 2015 potranno essere incassate in un'unica soluzione senza penalizzazioni anziche' sotto forma di rendita vitalizia.
Per sopperire alle carenze cognitive necessarie a una scelta cosi' cruciale, le compagnie Vita saranno tenute a informare i pensionati delle opzioni a loro disposizione tramite una "lezione" imparziale erogata da un ente pubblico, il Pension Advisory Service. Preoccupati dell'eventuale inadeguatezza della modesta formazione prevista e soprattutto dei risarcimenti che potrebbero essere chiamati a pagare per scelte infelici dei propri clienti, alcuni capi di compagnie Vita inglesi hanno criticato il piano Osborne con una veemenza abbastanza inconsueta per le abitudini d'Oltremanica.
In Italia sta accadendo qualcosa di analogo. Compagnie Vita e fondi pensione sono contrarie alle misure contenute nel progetto di legge di Stabilita', che consente ai dipendenti di ottenere in busta paga il TFR maturando, sia pure con tassazione sfavorevole, anche nei casi in cui questo e' stato destinato dai lavoratori a un fondo pensione. Inoltre, forti polemiche ha scatenato l'aumento dall'11,5 al 20% della tassazione dei rendimenti dei fondi pensione dal primo gennaio 2014, quindi con effetto retroattivo.
Sembra che i governi stiano perseguendo politiche di corto respiro per permettere alle famiglie di prelevare anzitempo dai salvadanai che avevano faticosamente costruito e per raggranellare - ai danni di questi stessi salvadanai - un po' di gettito fiscale per frenare i propri deficit. L'idea di lasciare i lavoratori liberi di decidere autonomamente sulle proprie finanze in tempi di crisi mi sembra un pretesto per coprire una realta' un po' meno nobile: quella di lasciare ai pensionati di domani un futuro ancora piu' incerto. E molto tassato.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 27 ottobre 2014

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