La coppia di 80enni investe bene ma è preoccupata da banca e bond internazionali

di Marco Liera (*) - 25/10/2014

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Siamo una coppia di pensionati che ha superato da poco gli 80 anni, con la casa di proprietà e due figli autonomi. Mio marito e io gestiamo le nostre pensioni che assommano a 1.650 euro al mese. Non abbiamo alcuna propensione al rischio e gli interessi del capitale vengono spesi pressoché totalmente (per salute, casa, nipotini eccetera). Attualmente il nostro patrimonio ammonta a 270mila euro così ripatito: il 41% in BTp Italia acquistati a prezzi di poco superiore al nominale (26mila euro scadenza 26 marzo 2016, 15mila euro scadenza 22 ottobre 2016, 31mila euro scadenza 22 aprile 2017; 15mila euro scadenza 12 novembre 2017; 24mila euro scadenza 23 aprile 2020); il 24% in titoli a tasso fisso (16% in BTp scadenza 2015; 4% BTp scadenza 15 aprile 2016, 4% scadenza 1° agosto 2021); il 9% in CcT eu scadenza 12 dicembre 2015, il 7,5% in obbligazioni Step/Up della nostra banca con scadenza nel 2018 e con rendimento netto 1,85%, l’8,5% in conto deposito vincolato a un anno con scadenza 2 maggio 2015 e con rendimento netto dello 0,92%; il 6,6% nel fondo Templeton Global Bond euro, valore quota 16,18 acquistato nel 2012; il 3,7% nel fondo Arca bond paesi emergenti - valore quote 16,98 acquistato a fine 2013; il 3% circa sul conto corrente.
L’investimento nei due fondi e nelle due obbligazioni bancarie non ci lasciano tranquilli, tanto più che trattasi di una piccola-media banca esposta al giudizio della Bce. Non nascondiamo la nostra impreparazione come è probabilmente ravvisabile nella composizione del portafoglio titoli, ma l’intento è stato quello di diversificare (disposti però a cambiare composizione anche nella preponderante composizione dei titoli di Stato). Siamo fiduciosi in una sua risposta avendo già in passato avuto una Sua opinione con nostra soddisfazione.
Lettera firmata

I “puristi” della diversificazione probabilmente criticherebbero la vostra concentrazione del vostro portafoglio nell’emittente Repubblica Italiana e nella vostra banca (la cui solvibilità è strettamente legata a quella del primo) . E avrebbero ragione sotto il profilo dell’esigenza di ridurre la volatilità attesa. Se si verificasse di nuovo uno scenario come quello dell’autunno 2011, un portafoglio assortito di Bund (o di bond emessi dalla BEI, o da altro emittente tripla A in euro) oltre che di BTP, probabilmente vi consentirebbe di dormire sonni più tranquilli (ma è chiaro che dovreste essere disposti ad accettare rendimenti attesi più bassi). Di fronte a uno scenario estremo come potrebbe essere il default dell’Italia, invece, non è noto quello che potrebbe succedere alla solvibilità di vari emittenti stranieri ritenuti più “sicuri”, per via dell’elevatissima interdipendenza dei mercati. Pertanto, non mi sento di dichiarare che nel vostro caso una maggiore diversificazione internazionale sia assolutamente indispensabile, anche perché, diligentemente, avete scelto dei titoli di Stato con scadenze non troppo lunghe, quindi meno esposti a eventuali variazioni delle attese su tassi e rischio di credito.
In generale, non mi pare che dal vostro portafoglio si debba ravvisare una notevole impreparazione, tutt’altro. Tenuto conto di quanto detto sulla possibile diversificazione, mi pare che da soli abbiate costruito un portafoglio adeguato alle vostre esigenze di protezione del benessere e rendita periodica, privilegiando correttamente i titoli a tasso reale, limitando quelli a tasso fisso, e con una modesta esposizione a investimenti più rischiosi (quelli nei due fondi obbligazionari internazionali e Paesi emergenti). Se tuttavia gli investimenti nel bond bancario e nei due fondi obbligazionari – ancorchè marginali - non vi “lasciano tranquilli”, potete anche liquidarli, e sostituirli con strumenti meno volatili. Che potrebbero essere rappresentati da conti di deposito, risparmio postale, e titoli dell’eurozona - come quelli che ho citato in precedenza – ritenuti dal mercato meno rischiosi dei BTP, con scadenza massima a cinque anni. Nel caso, torno a dirvi che dovreste accontentarvi di rendimenti più bassi, e soprattutto di rendite inferiori, con possibile necessità di intaccare il capitale per coprire i vostri fabbisogni.
Qualora decideste di perseguire una maggiore diversificazione internazionale, sarebbe più difficile per voi continuare a fare da soli e vi converrebbe rivolgervi a un professionista qualificato. Dovreste pertanto essere disponibili a sostenere i costi della sua consulenza, sotto forma di commissioni implicite nei prodotti suggeriti (tipicamente fondi comuni), e/o di parcella.

(*) Pubblicato su Plus24-Il Sole 24 Ore del 25 ottobre 2014

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