L'ex primario può rischiare come Buffett

di Marco Liera (*) - 18/10/2014

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Sono un ex primario ospedaliero di 64 anni, in pensione dal maggio 2014, con moglie casalinga ed una figlia di 23 anni a carico, tutti e tre in buona salute. Ho un' eccellente pensione (circa 5mila euro/mese) ed una casa dove abito, acquistata dopo il pensionamento, non gravata da mutui o ipoteche. Da circa 20 anni sono titolare di una polizza infortuni, sottoscritta quando esercitavo la mia attività di chirurgo, che sono incerto se rinnovare dato che continuo a svolgere una piccola attività chirurgica presso una casa di cura convenzionata.
Ho circa 400mila euro investiti, in parti più o meno uguali, in titoli di Stato italiano, azioni ed ETF.
Quali coperture assicurative (casa/persona) mi consiglia e quale tipologia di investimenti ritiene più adeguata al nostro profilo ?
Lettera firmata

Il suo profilo è vicino a quello che io definisco un “assicuratore dei mercati finanziari” o un “piccolo Warren Buffett” per le dimensioni del suo patrimonio, l’assenza di debiti e soprattutto la stabilità dei suoi flussi reddituali attesi, altrimenti definiti come “capitale umano”. Lei appartiene a quella minoranza di investitori privati che può permettersi non solamente di comprare attività rischiose come le azioni, i fondi e gli ETF azionari, ma soprattutto di poterlo fare quando tutti gli altri, spesso per buone ragioni, tendono a liberarsene. Il classico esempio è quello del marzo 2009, un momento drammatico in cui solamente Warren Buffett e una minoranza di investitori in giro per il mondo avevano le caratteristiche di risk capacity da una parte e di stabilità del capitale umano dall’altra per comprare azioni, a differenza di quelli che le vendevano. Anche quando lei lavorava come primario probabilmente aveva queste caratteristiche di stabilità. Che non hanno invece moltissimi lavoratori autonomi, piccoli imprenditori, artigiani, liberi professionisti e così via. Essendo queste figure già molto esposte al ciclo economico e finanziario, dovrebbero investire in modo decorrelato dal ciclo stesso e quindi preferire attività a minor rendimento atteso (quindi meno rischiose) come quelle a reddito fisso, e/o entrare sul mercato azionario solamente quando questo esprime una rischiosità relativamente modesta. Nel marzo 2009 invece vari indicatori esprimevano un rischio altissimo di perdita sul mercato azionario, e solo gli “assicuratori” come lei avevano le caratteristiche per comprare azioni, perché per patrimonio accumulato e stabilità del capitale umano essi possono tollerare anche grosse perdite. Il fatto che nei mesi e negli anni successivi il rendimento sia stato eccezionalmente positivo non deve stupire, perché era uno degli eventi possibili successivi a un periodo di alta rischiosità. Un altro momento di rischiosità molto elevata in cui gli esiti però sono stati completamente diversi è stato il marzo 2000.
Non so quale sia la sua attuale esposizione al mercato azionario e come lei l’abbia variata nel tempo. Ma non mi stupisce affatto che lei detenga investimenti rischiosi. Se non lo fa lei, chi altro potrebbe farlo?
Certo, andrebbe fatta qualche analisi sulla selezione delle azioni che lei detiene direttamente, stante il fatto che si tratta di una attività che richiede il sostenimento di alti costi informativi e non necessariamente conduce a risultati migliori in termini di profilo rischio rendimento ottenuto rispetto al possesso di uno o più ETF o di un fondo comune a basso costo. Inoltre andrebbe fatto qualche approfondimento in più sui vostri fabbisogni futuri, come quelli relativi a sua figlia che non so per quanto tempo ancora si debba considerare a vostro carico. Attenzione andrebbe poi prestata ad alcuni importanti rischi: pertanto, sarebbe opportuno assicurare la vostra casa, se non l’avete già fatto. Mi pare di capire che la sua esigenza sia quella di coprire la capacità reddituale relativa alla sua attività professionale residua. Esigenza condivisibile, da soddisfare prioritariamente con una polizza invalidità permanente totale da infortuni e malattie, e una polizza caso morte. Le durate di queste coperture dovrebbero essere strettamente limitate al periodo temporale nel quale lei prevede di continuare questa attività, e i massimali commisurati ai redditi professionali che stima di poter percepire. Do poi per scontato che - direttamente o tramite la struttura ospedaliera nella quale opera – lei abbia una adeguata copertura per responsabilità civile professionale.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore Plus24 del 18 ottobre 2014

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