Più tasse sull'eredità? Una ragione in più per pianificarla bene

di Marco Liera (*) - 22/09/2014

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Il previsto aumento delle imposte di successione spinge a prestare maggiore attenzione al passaggio generazionale dei patrimoni. L’inasprimento sembra debba lasciare intatte le attuali aree di non imponibilità, rappresentate dai titoli di Stato ed equiparati, dal risparmio postale e dalle polizze Vita. Tutte attività che restano privilegiate anche sotto il profilo della tassazione dei rendimenti, ferma al 12,5% anziché al 26%. Le polizze Vita godono di questa tassazione nella misura in cui i premi vengono investiti in titoli di Stato ed equiparati, e questo accade per la maggior parte degli attivi delle polizze del ramo I, mentre per le polizze finanziarie come le unit-linked l’esposizione indiretta ad azioni e obbligazioni private – da valutare caso per caso – puo’ portare l’aliquota finale più vicina al 26 che non al 12,5%.

Gli immobili sono di nuovo i grandi perdenti dell’ennesima, attesa riforma fiscale. Rappresentano la magna pars dell’imponibile degli assi ereditari e nei trasferimenti a titolo gratuito sono soggetti oltre che alle imposte sulle donazioni e successioni, anche all’imposta ipotecaria e a quella catastale (rispettivamente pari al 2% e all’1% se non si tratta di prima casa). Sarebbe facile suggerire agli investitori che non l’hanno ancora fatto di liberarsi dagli immobili diversi dalla prima casa (stimabili in circa 1.400 miliardi di euro), ma occorrerebbe trovare dei compratori che al momento sono assai rari.

Una pianificazione successoria comporta non solamente la minimizzazione del carico fiscale presente e futuro, ma anche la ripartizione del patrimonio secondo linee concordate con il resto della famiglia. Oltre alla protezione della ricchezza a favore degli eredi designati. Obiettivi combinati che possono essere perseguiti facendo testamento, utilizzando strumenti fiscalmente efficienti, e prodotti come le polizze Vita che permettono di destinare averi anche al di fuori dell’asse ereditario. La valenza protettiva delle polizze, soprattutto di quelle finanziarie, trova un suo limite “naturale” nella tutela dei diritti degli eventuali creditori della persona che affronta il passaggio generazionale.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 22 settembre 2014

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