L'ingegnere 30enne punta a comprar casa investendo in ETF su bond governativi dell'eurozona

di Marco Liera (*) - 20/09/2014

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Sono un ingegnere di trent’anni e, a partire da ottobre, andrò a lavorare all’estero per un periodo di 24 mesi percependo un reddito che mi permetterà di risparmiare circa 5mila euro al mese. Il mio patrimonio attuale è di 100mila euro di cui 88mila investiti in BTp Italia, acquistati in varie emissioni, e i restanti in conto corrente. L’obiettivo del risparmio è quello di finanziare, almeno in parte, l’acquisto della prima casa entro sei mesi dal rientro in Italia. Dato che l’obiettivo è di breve termine, vorrei investire in attività a basso rischio che mi consentano quanto meno di poter disinvestire senza perdite entro e non oltre marzo 2017. Mi sto orientando verso degli ETF che investano in obbligazioni governative dell’area euro. Per ottimizzare il rendimento, ogni mese pensavo di ripartire i 5mila euro come segue: inizialmente il 70% investito in scadenze 3-5 anni e il 30% in scadenze 1-3 anni, con una strategia che prevede una riduzione progressiva (fino ad azzerarsi a partire dal gennaio 2016) del peso della scadenza più lunga in favore di quella più breve in modo tale da avere, complessivamente, il 60% del portafoglio su scadenze 1-3 anni.
Detto questo, ho preso in considerazione l'acquisto dei seguenti prodotti: Lyxor ETF Euromts 1-3 Y Investment Grade - Eur (FR0010222224); Lyxor ETF Euromts 3-5 Y Investment Grade - Eur (FR0010037234). La strategia di investimento ipotizzata è adeguata all’obiettivo di risparmio oppure esistono alternative più efficienti che non ho considerato? Tralasciando la questione relativa alla diversificazione, ho verificato tramite una simulazione che il rendimento netto derivante da una strategia di investimento continuo in ETF, a causa delle maggiori commissioni di compravendita, potrebbe essere potenzialmente equivalente a quello di un investimento ritardato in fase di emissione dei consueti BTp Italia.
- Se i prezzi degli ETF sopra citati, nell'ipotesi di detenerli per un periodo coincidente con la scadenza massima dei titoli che compongono il fondo (rispettivamente 3 e 5 anni), sono destinati ad essere matematicamente più alti dei prezzi di acquisto, anche in virtù del reinvestimento nel fondo dei dividendi.
- Il livello di volatilità dei prezzi degli ETF sopra citati rispetto ad un possibile aumento dei tassi.
- Se sul profitto derivante dalla variazione tra il prezzo di vendita e di acquisto degli ETF sopra citati, considerando che investono in obbligazioni governative, si applica l'aliquota del 12,5% come sui titoli di Stato?
Lettera firmata

Con gli ETF, anche se concentrati in bond governativi dell’eurozona con scadenza massima 3 anni, lei non ha la certezza di poter uscire in qualunque momento dall’investimento senza perdite. Questa certezza, salvo il rischio di controparte e al lordo dei bolli (in ogni caso applicati anche agli ETF), l’ha con i depositi bancari e con il risparmio postale. Escludo le polizze Vita perché il loro riscatto è tipicamente penalizzante nel suo orizzonte temporale. Come lei ha intuito, la volatilità degli ETF citati potrebbe essere discreta in caso di cambiamenti delle attese sui tassi; oppure in seguito a modifiche della percezione degli investitori sul merito di credito dei principali emittenti governativi dell’eurozona.
La tassazione sui rendimenti favorisce i buoni postali (12,5%) e gli ETF, soggetti ad aliquota 12,5% per la quota investita in titoli di Stato ed equiparati. Che negli ETF che le interessano dovrebbe rappresentare la totalità del patrimonio. Gli interessi sui depositi bancari sono invece tassati al 26%. Inoltre, risparmio postale e depositi bancari non presentano costi di transazione. Gli ETF sì, anche se bassi.
E’ vero che gli ETF citati le consentirebbero una diversificazione del rischio emittente, ma questo si tradurrebbe soprattutto in una minore volatilità rispetto alla detenzione di soli BTP Italia (o comunque di soli titoli di Stato italiani), soluzione che lei sembra aver perseguito fino a oggi. Ignota è invece l’efficacia della diversificazione in parola rispetto all’ipotesi estrema e remota di default dell’Italia. Che succederebbe alla solvibilità degli altri bond governativi dell’eurozona nel portafoglio dell’ETF, tenuto conto dell’elevata interdipendenza del sistema finanziario? Poiché si tratterebbe di un evento fortunatamente senza precedenti, non è possibile stimare ex-ante fino a dove si potrebbe diffondere l’effetto contagio. Ricorda cosa accadde dopo il crack di Lehman Brothers, che tutto sommato aveva un passivo ben più modesto del debito pubblico italiano?
Lei è un ingegnere, e deduco che abbia un’ottima formazione quantitativa. Molto bene. Ma in finanza la invito a usare prudenza nel fare simulazioni basate sull’applicazione di scorciatoie euristiche (relazioni causa-effetto). Meglio lasciare sempre un discreto spazio all’imprevedibilità. La scelta dei BTP Italia ai fini della protezione del suo benessere è corretta, ma come detto ha il limite del possibile aumento della volatilità. Con un buono postale indicizzato all’inflazione, coerentemente con quanto raccomandato da una parte della ricerca accademica (Zvi Bodie et al.) realizzerebbe lo stesso obiettivo dei BTP Italia senza rischio di volatilità. Anche con i depositi bancari non correrebbe questo rischio, ma otterrebbe un rendimento nominale anziché reale. Ovviamente sia con i buoni che con i depositi resterebbe il rischio di controparte, ma su questo mi rifaccio alle considerazioni precedenti su scenari “estremi”.

(*) Pubblicato su Plus24-Il Sole 24 Ore del 20 settembre 2014

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