Quelle distorsive e inefficaci agevolazioni sull'acquisto di case da affittare

di Marco Liera (*) - 09/09/2014

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La volontà governativa di incentivare fiscalmente i privati all’acquisto delle case nuove o ristrutturate per darle in locazione a canone calmierato, introduce – in attesa della necessaria copertura economica - una terza area di agevolazione per gli investimenti personali. Fino a oggi il legislatore stretto dai vincoli di bilancio si era limitato a incentivare i fondi pensione (con la deduzione del contributo entro 5.164 euro l’anno) e le startup innovative (con la detrazione IRPEF pari al 19% dell’investimento nel loro capitale di rischio). In entrambi i casi pare di intravvedere un interesse generale al “pungolo” pubblico (il cosiddetto nudging): nei fondi pensione, quello di spingere le persone a risparmiare per il proprio futuro (e a gravare di meno sui disastrati conti pubblici), e nelle startup innovative quello di promuovere il finanziamento in imprese che in varie esperienze internazionali hanno dimostrato di poter fungere da detonatore virtuoso della crescita e dell’occupazione.
Nel provvedimento riguardante le case, invece, dall’interesse generale si passa a quello particolare. Quello delle imprese di costruzioni, gravate da uno stock di invenduto pauroso. Quanto alle famiglie bisognose di un tetto, esse necessitano soprattutto di un mercato della locazione che funzioni. E questo può funzionare, a guardare l’esperienza di vari Paesi (Germania, Svizzera) solamente a condizione che la proprietà abitativa sia giuridicamente tutelata. Questo non accade in Italia, perché il proprietario che subisce la morosità dell’inquilino deve aspettare tempi troppo lunghi e incerti per rimettere a reddito l’immobile. Da anni gli investitori istituzionali come le casse previdenziali stanno cercando di liberarsi di questi investimenti proprio per il pessimo profilo rischio-rendimento atteso.
Tra l’altro un incentivo come questo, di dubbia efficacia rispetto all’obiettivo finale, potrebbe avere un effetto distorsivo nello spingere i risparmiatori a aumentare ulteriormente l’esposizione verso una asset class rischiosa – l’immobiliare – della quale sono già abbondantemente zavorrati.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore dell'8 settembre 2014

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