Ai pensionati benestanti non è vietato correre rischi di investimento. Basta ne siano consapevoli

di Marco Liera (*) - 08/09/2014

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Siamo una coppia in pensione (età 60 anni). La nostra situazione è la seguente:

_ appartamento di piena proprietà;

_ pensione mensile netta euro 2.100;

_ entro i prossimi quattro anni ulteriore pensione non superiore a euro 700;

_ nessuna spesa importante prevedibile;

_ patrimonio amministrato.

 

denominazione             quantità        prezzo carico         ctv euro         profitto 

Bca IMI tm 13/20          70.000 usd          99,534                55.389             3.354      6,62%

BTP 4,75 set 2028       105.000 eur        100,111              128.575           21.324   20,29%

BTP 4,75 set 2044         50.000 eur          97,775                 61.508           11.612   23,75%

BTP 5  ago 2034             50.000 eur          91,285                 62.438           16.677   36,54%

BTP Italia cum 2017      25.000 eur          100,00                  26.246             1.108     4,43%

CIR 04/24  5,75              50.000 eur         100,625                 54.491             2.767     5,50%

FINMEC 05/25 4,875     50.000 eur        100,015                 54.141             3.402     6,80%

MEDIOBCA 10/20  5      75.000 eur        100,431                 84.621             7.124     9,46% 

AZ. GENERALI                    3.000                 16,897                 46.590          -  4.102 -   8,09%

FONDI GESTITI MG

e SCHRODER  BILANC.   95.000 eur                                       95.000  

I nostri investimenti ci garantiscono una rendita mensile media di circa 1.900 euro; tale importo ci

permette di mantenere un buon tenore di vita.

Avendo investito un importo di circa 600.000 euro attualmente rivalutato poniamo il seguente quesito: pur essendo per noi molto importante la redditività dei suddetti investimenti ritenete opportuno realizzare le significative plusvalenze data l’evoluzione dei mercati? Con quale tempistica e per tutti gli strumenti? Superfluo dire che l’attuale plusvalenza è per noi molto allettante ma eventualmente, successivamente alle vendite, come scegliere i nuovi investimenti?

Lettera firmata

Siete nell’età giusta (né giovani, né anziani) e soprattutto dotati della solidità finanziaria per correre nei vostri investimenti dei rischi assai maggiori di quanto possano fare dei 30enni con lavoro precario o disoccupati. E in effetti avete un portafoglio tutt’altro che prudente, ma non so se ne siate pienamente consapevoli. D’altra parte la rilevante performance recente del vostro portafoglio cos’è se non il corrispettivo di un rischio ben superiore a quello implicito in un bund tedesco? Rischio che non sta solamente nei fondi bilanciati, nel bond in dollari e nelle azioni Generali, ma anche nei BTP a lunghissima scadenza per i quali dimostrate un certo innamoramento.

Voi avete una esigenza di ottenere una rendita periodica, e i titoli che avete scelto effettivamente a oggi ve l’hanno erogata tramite le cedole. Che i titoli obbligazionari continueranno a garantirvi, a condizione ovviamente che le varie controparti restino solvibili. Ma nel frattempo sarete esposti a una altissima volatilità, a seconda delle attese sulle variazioni dei tassi e del merito di credito dell’emittente. Potrete serenamente trascurarla? Se la risposta è positiva, avete fatto la scelta giusta, e allora dovreste mantenere quei BTP in portafoglio, essendo interessati esclusivamente all’incasso delle cedole. Se la risposta è negativa, fareste meglio a riflettere sull’opportunità di ridurre il rischio del vostro portafoglio, sostituendo i BTP a lunghissima scadenza con titoli a più breve termine in euro, anche di altri emittenti sovrani o sovranazionali dell’eurozona. E’ chiaro che in questo secondo caso dovreste accontentarvi di un ritorno (cedolare e complessivo) assai più contenuto. Notate che in questa valutazione non entra l’opportunità o meno di incassare le plusvalenze ottenute, quanto l’adeguatezza o meno degli strumenti rispetto ai vostri obiettivi e alla vostra tolleranza alle perdite. Un approccio che in vi consente anche di risolvere facilmente il problema del reinvestimento di ciò che decidete di vendere.

Evidenzio inoltre che la rendita che state ottenendo è nominale, tranne per la quota investita nel BTP Italia. Pertanto, il suo potere d’acquisto andrà riducendosi per effetto dell’inflazione che prima o poi tornerà a farsi viva. Credo che lei e sua moglie vogliate evitare di “erodere” il capitale, limitandovi a consumare le cedole, ma cosi’ facendo in ogni caso anche i vostri risparmi si ridurranno con il passare del tempo per effetto dell’inflazione. Qui occorrerebbe anche capire se avete dei figli e se avete già pianificato con loro il passaggio generazionale del patrimonio, nel qual caso il desiderio di mantenere il capitale inalterato potrebbe essere dovuto all’obiettivo di massimizzare l’eredità a loro favore. In ogni caso, anche in assenza di figli, credo che un equilibrio tra legittimo godimento dei risparmi e trasferimento a terzi (anche in beneficenza) vada ricercato.

Oltre a quella già contenuta nei due fondi bilanciati in vostro possesso, una componente azionaria del vostro portafoglio potrebbe anche essere giustificata sulla base delle vostre caratteristiche, ma non dovrebbe essere basata su una o poche azioni. Uno o più ETF o fondi a gestione attiva ben gestiti e con una buona diversificazione internazionale sarebbero assai più adatti a rappresentare la vostra quota azionaria.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 6 settembre 2014

 

 

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