Entrare o uscire gradualmente dal mercato azionario. Quale strategia è la migliore?

di Nicola Zanella - 20/08/2014

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In un articolo dell’anno scorso, studiavo le caratteristiche dell’investimento graduale in azioni non avendo già un ingente somma da investire in Borsa, che io considero il vero PAC o Piano di Accumulo del Capitale, essendo la soluzione di investimento più comune e alla portata della maggior parte dei risparmiatori che non abbiano ricevuto eventuali trasferimenti di ricchezza (ad esempio, eredità).
Intuitivamente, si può ritenere che questa soluzione di investimento porti con sé il vantaggio di investire in azioni anche per un periodo medio-lungo, con una probabilità cioè di perdita finale minore rispetto a periodi più brevi (indipendentemente dalla presenza di qualche effetto di diversificazione temporale).
D’altro canto, i risparmi aggiunti nel corso del tempo sono investiti per periodi più corti, fatto questo che potrebbe rendere i risultati più volatili.
Dato che questi due effetti lavorano in direzioni opposte, la verifica empirica è necessaria e questa mi aveva portato a concludere che le azioni rimangono rischiose anche se si dispone di un lungo orizzonte temporale di investimento (decine di anni) e anche se si investe gradualmente tramite un PAC.
A differenza di quanto molto spesso sostenuto dagli operatori dell’industria finanziaria, a vari livelli, investire in azioni tramite un PAC non porta affatto delle conseguenze particolari e benevoli. Si tratta questa di una vera e propria leggenda e di un prolungato errore teorico ed empirico.
Non è la prima volta che sostengo la necessità di definire in modo differente dal PAC la strategia di entrata graduale in Borsa, avendo questa volta già una somma importante da investire (ad esempio, 25.000 o 50.000 euro), per non generare ulteriore confusione. Anche in questo particolare topic finanziario, come in molti altri, è fondamentale intendersi sull'argomento in questione, grazie all'uso di termini chiari e precisi.
Propongo pertanto la più corretta, secondo me, definizione di Piano di Trasferimento del Capitale o PTC, visto che di fatto si trasferisce del capitale che già si possiede da uno strumento di investimento (BOT, fondo monetario/obbligazionario o conto di deposito) ad un altro (ad esempio, un indice azionario). Anche Piano di Entrata Graduale o PEG credo sia un modo ottimale per definire questa strategia di investimento e nel prosieguo dell’articolo userò entrambe queste definizioni.
Alla base di questa strategia c’è la convinzione che sia preferibile «entrare gradualmente nei mercati azionari, cogliendo comunque le migliori opportunità di crescita nel lungo periodo».
In effetti, entrare gradualmente (avendo già una somma ingente da investire) permette di abbassare (non eliminare) il rischio di investire in azioni (o, in generale, in attività rischiose). Come si intuisce e si vede nella figura successiva, simili strategie non fanno altro però che spostare più in là nel tempo il momento in cui ci si assumerà pienamente il rischio di investire in attività rischiose.
Figura 1. PIC vs. strategie di investimento con entrata graduale

Simili strategie ignorano il fatto cruciale che nel corso di cinque o 10 anni, il valore investito sarà presumibilmente (e sperabilmente) cresciuto, anche di molto. E non è ovvio che un investitore che accetta il rischio di perdere il 20% dei suoi, ad esempio, 100.000 euro durante il primo anno, accetti anche il rischio di perdere il 20% del montante accumulato (ad esempio, 220.000 euro) nel corso dell’ultimo anno della strategia. Gli investitori infatti non dovrebbero accettare il rischio di una strategia a meno che tale rischio non sia sopportabile in ogni periodo individuale di investimento. L’investimento, soprattutto azionario, dovrebbe essere dinamico e non statico nel corso del tempo, per non risultare subottimale per colui che investe i propri risparmi.
Come ci suggerisce il buon senso e alcune fondamentali teorie economiche, ciò che conta per gli investitori sono le perdite misurate in termini di euro e non in termini percentuali.
Per i risparmiatori esiste una differenza tra una perdita di 20.000 euro (20% di 100.000 euro) e una perdita più grande di 44.000 euro (20% di 220.000 euro).
Si veda di seguito la crescita di un investimento nel corso del tempo e le differenti perdite massime (da un punto massimo locale al successivo minimo locale), in termini di euro, a seconda di come è ordinata la serie dei rendimenti: a parità di montante finale, si nota come i rendimenti negativi del mercato portino a perdite molto ingenti, in termini di euro, soprattutto verso la fine del piano di investimento. La serie che ha i rendimenti ordinati dal più basso al più alto fa segnare una perdita massima di 8.891 euro (25.000 euro – 16.109 euro), mentre la seconda serie, con i rendimenti ordinati dal più alto al più basso, fa segnare una perdita di 23.760 euro (66.812 euro – 43.052 euro).
Figura 2. Le perdite in termini di euro nel corso del tempo

 

Dato che la probabilità di subìre una perdita è uguale per ogni anno in cui si investe, è chiaro che una grande perdita, in termini di euro, potrebbe accadere proprio verso la fine del periodo di investimento, quando il montante è più elevato, avendo anche meno tempo per essere recuperata.
Se si tratta di abbassare veramente il rischio di investire in azioni (rispetto al PIC, ossia alla strategia 100% sempre azioni), credo invece sia possibile pensare ad una strategia di investimento differente, con la quale non si entra gradualmente nel mercato azionario, ma si esce gradualmente (Piano di Uscita Graduale o PUG), investendo il ricavato delle vendite programmate, ad esempio, in un conto ad alta remunerazione o fondo monetario.
Figura 3. Piano di uscita graduale vs. PTC/PEG e PIC

Per analizzare le caratteristiche di queste tre strategie e confrontare in particolare il Piano di entrata graduale (PTC/PEG) con il Piano di uscita graduale (PUG), ho realizzato una ricerca su 15 mercati azionari di altrettanti paesi a livello mondiale, con dati a livello mensile che vanno dal 1969 al 2013.
Per l’analisi effettuata ho utilizzato gli indici azionari MSCI gross (che comprendono cioè i dividendi), al lordo delle tasse e dell’inflazione del periodo.
I mercati azionari presi in considerazione sono stati quelli dei seguenti paesi: Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Italia, Olanda, Spagna, Svezia, Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito e Mondo.
La durata scelta per le tre strategie è stata di cinque anni e pertanto sono stati analizzati periodi di 60 mesi overlapping, ossia che si sovrappongono parzialmente: sono 460 i periodi di cinque anni che è stato possibile calcolare per ogni paese, data la lunghezza del database scelto.
Pertanto, i periodi di cinque anni analizzati, dati i diversi indici sotto osservazione, sono stati 7.360.
Si è ipotizzato con il Piano di entrata graduale nel mercato azionario di entrare in 12 momenti differenti, frazionando cioè la somma in 12 parti e investendo 1/12 ogni mese per l’intero primo anno: immaginando di avere a disposizione 12.000 euro da investire, è come se 1.000 euro venissero investiti per 60 mesi (da gennaio del primo anno fino alla fine del piano), 1.000 euro per 59 mesi (da febbraio del primo anno fino alla fine del piano), ….. 1.000 euro per 49 mesi (da dicembre del primo anno fino alla fine del piano).
Figura 4. Entrare gradualmente nel mercato (nei primi 12 mesi). Cliccare sopra per ingrandire

Per il Piano di uscita graduale dal mercato azionario ho ipotizzato invece un’uscita nel corso dell’ultimo anno della strategia (quinto anno), prelevando di volta in volta una parte della somma investita pari a (montante/mesi che mancano alla fine del piano): immaginando di avere a disposizione 12.000 euro da investire, è come se 1.000 euro venissero investiti per 49 mesi (da gennaio del primo anno fino a gennaio del quinto anno), 1.000 euro per 50 mesi (da gennaio del primo anno fino a febbraio dell’ultimo anno), ….. 1.000 euro per 60 mesi (da gennaio del primo anno fino alla fine del piano).
Figura 5. Uscire gradualmente dal mercato (negli ultimi 12 mesi). Cliccare sopra per ingrandire

Per semplicità, l’investimento (il conto ad alta remunerazione, ad esempio) di provenienza o di destinazione delle somme da investire o investite, a seconda che si tratti del Piano di entrata graduale o del Piano di uscita graduale, ha un rendimento nullo.
Come detto, più che in termini percentuali, le tre strategie di investimento sono state analizzate in termini di euro, avendo pertanto calcolato la perdita media, il guadagno medio e la probabilità di guadagno per i primi 12 mesi e gli ultimi 12 mesi dei vari piani di investimento. Ho inoltre calcolato il guadagno medio e la probabilità di guadagno alla fine dei cinque anni di investimento.
Il valore inizialmente investito, quindi già a disposizione del risparmiatore, è stato ipotizzato essere pari a 25.000 euro, il valore minimo consentito da alcuni intermediari finanziari italiani che propongono simili prodotti di investimento ai loro clienti.
Nella tabelle 6 e 7 che vediamo di seguito ho analizzato le strategie nei primi e negli ultimi 12 mesi dei piani di investimento, attraverso la perdita media in euro (tra tutte le volte in cui il rendimento alla fine dei primi 12 mesi è stato negativo), il guadagno medio in euro (tra tutte le volte in cui il rendimento alla fine dei primi 12 mesi è stato positivo) e la probabilità di guadagno in % (frequenza con cui il rendimento alla fine dei primi 12 mesi è stato positivo). Nella tabella 8 ho analizzato invece il guadagno medio delle strategie (tenendo conto di tutti i rendimenti, sia positivi che negativi) nell’intero periodo di investimento (60 mesi o cinque anni) e la relativa probabilità di guadagno.
Figura 6. Piano di uscita graduale (PUG) vs. Piano di entrata o trasferimento graduale del capitale (PEG/PTC) e PIC

Figura 7. Piano di uscita graduale (PUG) vs. Piano di entrata o trasferimento graduale del capitale (PEG/PTC) e PIC

Figura 8. Piano di uscita graduale (PUG) vs. Piano di entrata o trasferimento graduale del capitale (PEG/PTC) e PIC

Dati i risultati dell’ultima tabella (figura 8), si nota come le strategie che non investono, per varie considerazioni, sempre il 100% in azioni (PIC) dall’inizio fino alla fine del piano, sacrifichino parte del potenziale guadagno che la Borsa è in grado di offrire nel corso del tempo. Infatti, per ogni paese analizzato, il guadagno medio finale più alto è stato offerto dal PIC, con il Piano di entrata graduale e il Piano di uscita graduale che hanno risultati simili (la differenza non è statisticamente significativa).
Quindi, strategie che prevedono l’entrata o l’uscita graduale dalla Borsa non dovrebbero essere intraprese per cercare di aumentare ulteriormente il guadagno che è in grado di erogare un comune PIC.
Come risulta osservando le figura 6 e 7, simili strategie andrebbero intraprese se si desidera sacrificare parte del potenziale guadagno per cercare di abbassare la perdita (in termini di euro) a cui si può andare incontro durante il periodo di investimento tramite l’investimento tutto in un’unica soluzione.
Entrare gradualmente nel mercato nei primi 12 mesi del piano di investimento, come mostra la figura 6, abbassa in effetti la perdita media in euro a cui si potrebbe andare incontro: il Piano di entrata graduale ha assicurato una perdita minore rispetto a quella del PIC e del PUG, che è la medesima ovviamente.
Osservando invece la figura 7, capiamo come uscire gradualmente dal mercato nel corso degli ultimi 12 mesi del piano permetta evidentemente di abbassare la perdita media a cui si può andare incontro in questo ultimo periodo dell’investimento: il Piano di uscita graduale (PUG) ha assicurato una perdita minore rispetto a quella del PIC e del PEG.
Confrontando poi le figura 6 e 7, si nota come le perdite medie in termini di euro del PIC negli ultimi 12 mesi del piano di investimento siano più alte (in media, di circa l’80%) rispetto a quelle subìte nei primi 12 mesi, che conferma quanto avevamo ipotizzato in precedenza, ossia come sia più conveniente cercare di limitare le perdite verso la fine dell’investimento e non all’inizio, come comunemente si pensa.
Pertanto, a meno di strumenti in grado di individuare in tempo reale i regimi di Borsa di Trend up e Trend down, il Piano di uscita graduale dal mercato negli ultimi 12 mesi credo sia da preferire al Piano di entrata graduale nel mercato azionario, se l’intenzione è quella di «cogliere le migliori opportunità di crescita nel lungo periodo, limitando il rischio di subìre una grande perdita durante il periodo di investimento».
Anche dal punto di vista psicologico, dovendo/volendo investire per un certo periodo in un’attività rischiosa, appare preferibile l’uscita graduale proposta da questa strategia bilanciata avanzata nel tempo (late balanced, in inglese) rispetto all’entrata graduale nel corso del tempo.

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