Quale diversificazione per il 90enne con badante

di Marco Liera (*) - 09/08/2014

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Vi scrivo per avere un consiglio circa la futura diversificazione finanziaria di mio padre vedovo e di quasi 90 anni con pensione di 1.600 euro e badante a tempo parziale.
La situazione attuale comprende un appartamento di proprieta' e circa 400mila euro così suddivisi: 200mila sul conto corrente, frutto anche di due certificati da poco scaduti della sua banca (gruppo Intesa) e altri 200mila euro investiti sempre negli stessi certificati che andranno in scadenza in due tranches diverse (100mila euro ciascuno) nei prossimi mesi.
Questo tipo di investimento era stato fatto intanto per l’età, ed anche in in un’ottica di flussi cedolari (flusso a scadenza dei certificati), in quanto mio padre era stato a suo tempo coinvolto nel crack argentino.
So benissimo che investire tutti i soldi in un unico strumento finanziario (solo apparentemente tranquillo) per di più dello stesso istituto, non è cosa saggia. E questa è la ragione per cui oggi sono a scrivervi.
Il suo gestore ci ha proposto relativamente alla cifra disponibile sul c/c: 30.000/40.000 euro sul BTP 1 Marzo 2030 isin IT0005024234 100.000 sulla polizza vita Base Sicura (anche per un discorso di successione).
Scartando subito l'ipotesi BTp, io e mia sorella siamo invece piu' propense per la Polizza.
Vi chiedo pertanto un parere su quanto vi ho scritto anche in un'ottica di futuro flusso di denaro ora investito ma che a breve, torneranno sul conto.
Lettera firmata
(via e-mail)


Più che di singoli prodotti, preferisco parlare di un perimetro di strumenti finanziari entro i quali scegliere le soluzioni più appropriate per i 400mila euro di risparmi di suo padre. Stiamo parlando di una persona che dovrebbe minimizzare i rischi di perdita, anche per la necessità – credo - di prelevare di tanto in tanto dai propri investimenti per fronteggiare spese impreviste legate al suo stato di salute. Mi pare che lei sia abbastanza consapevole di questo, perché non avanza pericolose ambizioni sui rendimenti attesi, ma al contrario si preoccupa soprattutto di dare tranquillità a suo padre.
Condivido che i 200mila euro lasciati sul conto corrente siano tanti, perché il c/c non è un investimento, bensì un servizio di pagamento. A meno che non si tratti di un rapporto che goda di condizioni particolari (di solito i c/c sono infruttiferi o danno un interesse infinitesimo), occorrerebbe come lei ha in mente ridurre il saldo di conto corrente, e destinarlo in gran parte a strumenti finanziari che hanno caratteristiche di alta liquidabilità ma almeno rendono qualcosa di più.
In questo perimetro inserirei innanzi tutto i conti di deposito, il risparmio postale, i titoli sovranazionali o di certi Stati (quelli con rating dalla tripla B in su) dell’eurozona in euro con scadenza a breve termine, le gestioni separate delle polizze Vita ramo I. In un perimetro più allargato includerei anche alcuni fondi (facendo attenzione ai costi di gestione) e ETF monetari, che hanno solitamente un profilo di rischio prudente, ma sui quali non è possibile escludere a priori la possibilità di oscillazioni del valore della quota.
Anche le polizze Vita ramo I come quelle da lei indicata meritano attenzione sul lato costi, ma almeno hanno un meccanismo che sterilizza la volatilità dei mercati e poi consentono, come lei ha scritto, una pianificazione successoria. Nel senso che con le polizze Vita si possono destinare capitali a beneficiari anche al di fuori dell’asse ereditario, in esenzione di imposta. Un tema, quello della pianificazione successoria, che mi auguro sia già stato adeguatamente affrontato in famiglia.
Certo, la polizza Vita presenta delle penalità in caso di riscatto della prestazione. In quella da lei descritta, in particolare, non è escluso che il riscatto possa anche avvenire in perdita.
Un BTP con scadenza 2030 invece è uno strumento che non fa parte del perimetro che ho appena definito. Un titolo con rimborso così lontano infatti ha una volatilità attesa molto alta, circostanza che potrebbe rappresentare un problema in caso di liquidazione prima della scadenza. Nell’area titoli di Stato e obbligazioni sovranazionali dell’eurozona occorre limitarsi a scegliere tra strumenti a breve termine, con una piccola quota che si può spingere verso una durata massima quinquennale. Per non avere tutto il portafoglio investito in strumenti a rendimento certo nominale, questa esposizione verso titoli a scadenza non breve dovrebbe essere concentrata su titoli di Stato dell’eurozona indicizzati all’inflazione.

(*) Pubblicato su Plus24-Il Sole 24 Ore del 9 agosto 2014

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