Gli investitori pagano il Governo UK per coprirsi dall'inflazione fino al 2058

di Marco Liera (*) - 05/08/2014

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Martedì 29 luglio il Governo inglese ha collocato 5 miliardi di sterline di titoli inflation-linked cedola 0,125% scadenza 2058. Sono andati a ruba, con un richieste record per 14 miliardi. Pur di accaparrarseli, gli investitori (per lo più fondi pensione) si sono accontentati di un rendimento reale negativo (-0,073% annualizzato). In sostanza, pagano una commissione annua al Governo inglese per di avere in cambio una assicurazione contro l’inflazione domestica nei prossimi 44 anni, anche questo un evento senza precedenti nella storia del debito pubblico di Sua Maestà. Attualmente la break-even inflation rate a 30 anni, il tasso di inflazione al di sotto del quale conviene detenere titoli a rendimento nominale anziché reale, è del 3,3%. In pratica questa è la stima che il mercato fa dell’inflazione media annua inglese per il prossimo trentennio, contro un 2,3% degli ultimi 12 mesi. In Italia siamo allo 0,1% di inflazione tendenziale, e le quotazioni dei BTP stanno scontando una break-even inflation rate dell’eurozona all’1,5%. Che è al di sotto del 2% di inflazione-target della BCE. I titoli di Stato francesi scontano un’inflazione dell’eurozona all’1,9%.

Perché queste differenze? I rendimenti dei titoli italiani sono condizionati dalla maggiori incertezze sul rischio di credito, ma è altresì vero che, scontata questa incertezza, sarebbe più conveniente posizionarsi sui titoli inflation-linked anziché sugli ordinari. Per i gilt inglesi è il contrario, sia dal punto di vista degli investitori domestici che di quelli internazionali. La pressione esercitata sui rendimenti dagli investitori compra-e-tieni di lunghissimo periodo è formidabile in USA e UK. I titoli di Stato francesi stanno un po’ nel mezzo tra questi due estremi, e qui la convenienza tra linkers e straights è più controversa. Ma la precondizione per accedere a questi titoli è avere una granitica convinzione di poterli detenere fino a scadenza, per poter tollerare l’elevata volatilità alla quale inevitabilmente saranno sottoposti. Per gli investitori privati, consapevoli dei loro umani limiti, questa è una condizione molto ardua da rispettare.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 4 agosto 2014

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