Le vane domande dell'ortopedico deluso dal suo private banker

di Marco Liera (*) - 02/08/2014

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Stavo guardando la partita dei mondiali e la disfatta del Brasile con la Germania (il famoso 1 a 7) mi ha fatto riflettere sulla mia asset allocation da tempo troppo sbilanciata sui famosi Brics caduti in disgrazia. La successiva vittoria dei mondiali della Germania mi ha fatto poi decidere di scriverle questa mia lettera.
È tempo di uscire dalle tigri? Hanno toccato il fondo. Non parliamo poi dei Paesi dell'Africa, un disastro. Il mio consulente continua a rassicurarmi ma il fatto di avere investito il 30% dei miei asset in questo modo non mi fa dormire sonni tranquilli. Forse avrei fatto bene a punbtare di più sulla Germania e meno sull'esotico.
Ho 55 anni sono un ortopedico affermato a Milano. Non ho dunque particolari difficoltà economiche ho due figli che frequentano il liceo e come potrà immaginare sono seguito da un private banker di un gruppo americano. Le chiedo tuttavia un consiglio proprio sull'esposizione agli emegenti e su altre frivolezze come l'oro o le commodities su cui il mio pb mi ha fatto investire con risultati per ora poco confortanti. Il mio patrimonio in gestione da detto consulente è di circa 650mila euro per il 50 per cento investito sull'azionario...
Forse è tempo che cambi? Le somme gestite privatamente hanno ottenuto migliori risultati... Per non parlare di quanto ottenuto da mia moglie architetto che si fa seguire da una normalissima promotrice finanziaria sua amica senza blasoni esteri alle spalle...
Come si sceglie un buon consulente? Ho ho già i miei problemi a selezionare l'assicuratore per l'Rc medica, un vero e proprio salasso! Tra convegni, appuntamenti in studio, turni in ospedale devo anche pensare alle mie finanze?
Lettera firmata

Tra le varie domande che lei mi fa, le uniche che vale la pena di porsi sono le ultime due: come si sceglie un buon consulente e se sia il caso di pensare alle proprie finanze (risposta a quest’ultima: decisamente sì, ma non nel senso che intende lei). Le altre domande sono vane. Nessuno sa con certezza le prospettive dei mercati che la interessano. Lei fa il medico, una attività nella quale c’è una discreta relazione diretta tra competenze e professionalità da una parte e ottenimento di risultati (in termini di corretta diagnosi della malattia e di miglioramento delle condizioni dei pazienti) dall’altra. Negli investimenti non è così. Se lei interpreta il ruolo del suo consulente come quello che in maniera molto più accurata di lei sa prevedere quali saranno i mercati o le asset class vincenti dei prossimi mesi/anni, si sta sbagliando. E forse, ben più colpevolmente, si sta sbagliando anche il suo private banker nell’auto-attribuirsi questo ruolo.

I mercati finanziari sono imprevedibili. Non esistono conoscenze superiori in grado di preconizzare - con l’accuratezza che lei e milioni di altri investitori si aspettano - cosa faranno gli emergenti, l’oro, le commodities e così via. Quello che spero abbia fatto invece il suo private banker è verificare quanto rischio lei possa correre con i suoi risparmi. Se lei ne può correre pochi, deve accontentarsi di rendimenti risicati. Se invece può permettersi di incorrere in perdite, non si stupisca di subirle, prima o poi.  

Da questo, può intuire che un buon consulente finanziario è un professionista che le fa molte domande per conoscere le sue caratteristiche. Qual è il suo patrimonio, il suo reddito (con la relativa incertezza), la composizione del suo nucleo familiare, l’esistenza di rischi fondamentali non assicurati (la sua casa, il suo capitale umano), le sue coperture pensionistiche, i suoi obiettivi per lei e per i figli. Lei è libero di rispondere o meno a queste domande, ma è chiaro che se non lo fa, si dovrà accontentare di una consulenza molto parziale.

Se invece condividerà con un consulente queste informazioni, potrà, in presenza di una adeguata professionalità dall’altra parte, proteggersi dai principali rischi e investire i suoi risparmi in modo congruente alle sue caratteristiche e ai suoi obiettivi, anche in un’ottica multigenerazionale.

Nulla le vieta di gestire da solo i suoi risparmi. Ma se in un dato orizzonte temporale ha ottenuto da solo dei risultati migliori di quelli registrati dal portafoglio “consigliato” può darsi benissimo che ciò sia accaduto per motivi del tutto casuali. Forrest Gump nel lavoro che fa lei creerebbe dei disastri. Negli investimenti invece, se si ricorda il film, fu un vero asso, comprandosi le azioni Apple dei tempi.

(*) Pubblicato su Plus24 - Il Sole 24 Ore del 2 agosto 2014

 

 

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