Per i super-ricchi meglio spingere la beneficenza che aumentare le tasse

di Marco Liera (*) - 28/07/2014

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Gli americani nel 2012 hanno dato in beneficenza 335 miliardi di dollari, il 2% del loro PIL. Di questi, 240 sono venuti da individui, il resto dalle imprese. Warren Buffett ha appena annunciato di aver donato altri 2,8 miliardi di dollari, somma che porta il totale delle sue condivisioni a 23 miliardi di dollari. Il saggio di Omaha si è impegnato a donare il 99% della sua ricchezza (attualmente gli “restano” 63 miliardi) Bill Gates nella sua vita ha già donato 28 miliardi, e da anni si occupa prevalentemente di filantropia con la fondazione intitolata a lui e a sua moglie.

Buffett e Gates appartengono a quello 0,1% della popolazione USA che ha spaventosamente aumentato la propria ricchezza negli ultimi decenni. Recentemente è stato dimostrato che l’arricchimento dell’1% della popolazione USA è stato dovuto interamente a quello 0,1%. La quota del restante 0,9% è rimasta praticamente invariata. La polarizzazione della ricchezza sta aumentando e questo sembra un fenomeno inevitabile del capitalismo moderno. Credo allora che “pungolare” (nudging, per usare il titolo di un libro di Richard Thaler) le donazioni da parte di quello 0,1% sia un modo “smart” per riequilibrarlo. Più efficace che insistere affinchè i ricchi paghino più tasse, tentativo spesso destinato al fallimento perchè essi hanno accesso alle migliori professionalità per eluderne gli incrementi. Uno Stato intelligente invece incentiva i suoi cittadini benestanti a donare, sfruttando due leve psicologiche. La prima è quella di ridurre l’irritazione che sorge allorquando i contribuenti verificano il pessimo modo con il quale gli Stati spesso spendono le loro tasse (ricordando che per i ricchi, in valore assoluto si tratta di cifre imponenti). La seconda, speculare, è quella di permettere di decidere il modo con il quale le loro donazioni vengono spese. Nella donazione, è il filantropo che determina chi è o chi sono i beneficiari e come dovranno essere utilizzate le somme erogate. E’ chiaro che il ruolo degli Stati è quello di fissare i principi ai quali si devono ispirare le donazioni affinchè possano godere degli opportuni incentivi fiscali.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 28 luglio 2014

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