Il prezzo di vendita di BSI sconta incertezze svizzere e multe americane

di Marco Liera (*) - 21/07/2014

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Generali ha venduto BSI a BTG Pactual a un prezzo (1,5 mld CHF) inferiore rispetto a quello (1,9 mld CHF) che nel 1998 pagò per acquisirla da UBS, nonostante il fatto che all’epoca la banca ticinese fosse meno internazionalizzata e non includesse la Banca del Gottardo, comprata nel 2007. Un po’ ha influito il rafforzamento della valuta svizzera: nel 1998 c’erano ancora le lire, ma sta di fatto che il cambio tra franchi ed euro “virtuali” era pari a 1,65 (ora siamo a 1,21). Un po’ ha giocato il mutamento di prospettive dell’industria del private banking elvetico. Nel 1998 non si parlava di FATCA, di scudi fiscali, di voluntary disclosure. La pressione globale nei confronti delle piazze offshore era quasi inesistente. Dopo i tragici attentati dell’11 settembre 2001 gli Stati Uniti hanno intrapreso una offensiva globale ai capitali non dichiarati, rafforzata dall’esigenza di riequlibrare il loro crescente debito pubblico. Nel mirino, oltre alle ricchezze dei terroristi, sono finite quelle degli evasori fiscali. E la comunità internazionale (fatta di Stati a volta ancora più indebitati), sotto la direzione dell’OCSE, ha fatto proprie le regole di trasparenza imposte dagli USA. Il conseguente indebolimento del segreto bancario svizzero rende più incerte le prospettive di crescita delle private bank della Confederazione.

Basti pensare che la transazione con BTG è stata chiusa a un prezzo pari appena all’1,7% delle masse di BSI. Pur con le dovute differenze, gli asset gatherer italiani quotati valgono in Borsa molto di più in proporzione alle masse: dalla Banca Generali controllata dello stesso gruppo triestino (7,7%), a Mediolanum (7,1%), ad Azimut (9,8%) e alla neoquotata FinecoBank (5,4%). E comunque il prezzo definitivo della transazione lo si saprà solo dopo gli aggiustamenti dovuti al pagamento da parte di BSI delle eventuali sanzioni conseguenti all’applicazione del programma di trasparenza fiscale del Dipartimento di Giustizia americano.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 21 luglio 2014

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