Troppo mattone tra gli asset della vedova 70enne

di Marco Liera (*) - 05/07/2014

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Approfitto della vostra gentilezza per sottoporvi la mia situazione personale. Sono una 70enne, vedova da poco, vivo con una pensione di 1.200 euro mensili netti complessivi della reversibilità di mio marito. Ho in portafoglio poche azioni, quelle originate dalle privatizzazioni Enel, Finmeccanica ed Eni. Ora la mia liquidità è impiegata in un conto di deposito dove ci sono circa 30mila euro. Possiedo la casa in cui vivo, più grande rispetto alle mie esigenze, nonché due case al mio paese natale in Puglia dove vado in vacanza. Ho uno stock di BTp giunti a scadenza per 60mila euro e mi chiedo come reinvestirli considerando il mio basso profilo di rischio. Ho tre figli sposati con nipotini e godo di buona salute.

Lettera firmata

Credo che il suo problema non sia come reinvestire quei 60mila euro di BTP giunti a scadenza, ma come assicurarsi le risorse per garantire il suo tenore attuale (e coprire le probabili impennate di spese future legate alla salute) vita natural durante. Soprattutto tenendo conto che la vita che la attende potrebbe essere ancora straordinariamente lunga, anche perchè gode fortunatamente di buona salute. Non so se quei 1.200 euro netti di pensione che percepisce ogni mese siano sufficienti per coprire le sue spese attuali, o se invece lei riesca ad accantonare un piccolo risparmio periodico. Occorre fare una ricognizione del patrimonio esistente e finalizzarlo o a una rendita periodica (soluzione preferibile se lei necessita di una integrazione per coprire le sue spese), o in ogni caso tenerlo investito in strumenti a minimo rischio e di pronta liquidabilità. La sua situazione finanziaria è al momento buona, e può contare su 90mila euro di liquidità (30mila sul conto di deposito e 60mila rivenienti dal rimborso dei BTP). Che tuttavia potrebbero non essere sufficienti per fronteggiare le possibili esigenze di rendita e liquidità future.

Gli altri attivi nel suo patrimonio, le case di proprietà e le azioni, non si prestano a nessuno di questi obiettivi, e pertanto richiedono una qualche decisione. Gli immobili meritano molta attenzione, perché con tutta probabilità rappresentano la gran parte della sua ricchezza e comportano un certo coinvolgimento emotivo. Dal punto di vista strettamente finanziario il principio dovrebbe essere abbastanza semplice: ha senso restare proprietari solo dei metri quadri che si usano, e vendere tutti gli altri. Tuttavia comprendo che non sarebbe facile per lei lasciare la casa diventata troppo grande e andare ad abitare in una più piccola meno onerosa. Probabilmente si tratta della casa in cui ha vissuto in passato con suo marito, e magari anche con i suoi figli quando non erano ancora indipendenti. Forse una soluzione meno “stressante” dal punto di vista emotivo potrebbe essere quella di cedere la nuda proprietà della sua abitazione e restarne usufruttuaria. Il corrispettivo che andrebbe a incassare sarebbe ovviamente inferiore rispetto a quello “pieno”, perché sarebbe rettificato per una percentuale che è funzione della speranza di vita stimata e del tasso di interesse legale vigente, attualmente pari all’1%.  Fatto 100 il prezzo che il compratore sarebbe disposto a pagare per acquistare la piena proprietà della sua abitazione, il valore della nuda proprietà della stessa per una persona di età compresa tra 70 e i 72 anni sarebbe pari a 60. Il resto, 40, sarebbe il valore dell’usufrutto a suo favore. 

Ovviamente anche sulle due case di proprietà in Puglia occorre fare una riflessione, tenuto conto del pagamento di imposte e dei costi fissi che comportano. E ipotizzando che potrebbe fare a meno di almeno una delle due. Non so se abbiano una appetibilità commerciale, e probabilmente qualora lei decidesse di vendere la nuda proprietà della casa in città la cessione di una delle due abitazioni in Puglia non rappresenterebbe un’urgenza. Quel che è certo è che nel tempo dovrà cercare di avere un patrimonio più liquido, e magari di assicurarsi con una parte di questo una rendita vitalizia, l’unico strumento che le consentirebbe di coprire il longevity risk, il bellissimo rischio di vivere troppo a lungo.  Rendita vitalizia a parte, lei dovrebbe mantenere i suoi risparmi in un perimetro abbastanza ristretto di strumenti: conti di deposito, risparmio postale, titoli di Stato e obbligazioni con durata massima tre/cinque anni. In una situazione come la sua, non c’è molto spazio per detenere singole azioni.

(*) Pubblicato su Plus24-Il Sole 24 Ore del 5 luglio 2014

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