Dejà-vu 36: Gli investitori esteri vogliono vedere l'arresto del declino italiano. Altrimenti se ne vanno

di Enrico Ascari (*) - 30/06/2014

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La vera sorpresa del primo semestre: tassi ai minimi storici. La prima parte dell’anno volge al termine con qualche svogliata presa di beneficio sugli indici azionari e una frenetica rincorsa a rendimenti sempre più miserabili all’interno dei mondi obbligazionari. Ormai i tassi d’interesse sono prevalentemente nell’ambito dello “zero virgola” per la gran parte delle emissioni in euro e dollari con scadenze entro i tre anni. Ultima conferma le aste BOT in Italia della scorsa settimana, con i titoli assegnati ai rendimenti minimi da sempre, terreno di caccia ormai esclusivo per le banche che indebitandosi con la BCE riescono a lucrare ancora un sia pure minimo margine di guadagno. Diversa la storia per i risparmiatori, che tra tasse, commissioni e inflazione, vanno senz’altro in negativo.
Crescita e inflazione. I dati economici diffusi in settimana sono stati considerati un’ennesima scusa per comprare obbligazioni, a prescindere. A partire dalla terza stima del PIL USA del primo trimestre (-0,7% sul precedente), informazione di scarso rilievo perché ormai datata e condizionata da fattori eccezionali, eppure in grado di far toccare nuovi massimi di prezzo ai titoli decennali americani e tedeschi. Le statistiche sull’inflazione rese note negli ultimi giorni (Giappone, Stati Uniti, Germania) non sono state in grado di limitare il fenomeno. Segnali considerati evidentemente di scarso peso.
Più rilevante piuttosto la lettura dei “Flash PMI” di giugno (uno degli indicatori che stima la dinamica in tempo reale delle economie per quanto riguarda il manifatturiero e i servizi). Dalla Cina, agli Stati Uniti, passando per l’Europa il messaggio è stato positivo (un livello degli indicatori maggiore di 50 indica espansione economica). La velocità di crociera, che aumenta nei primi due Paesi, sembra però rallentare nell’Eurozona, soprattutto a causa dei pessimi dati francesi. Anche in Germania, però, l’ “IFO Business climate” che misura le aspettative delle imprese, si è mostrato meno brillante del previsto.
Mercati azionari. Nell’ottava le Borse hanno evidenziato segni di fisiologico affaticamento, logica conseguenza dell’avvicinarsi delle chiusure trimestrali. A Wall Street, poco mossa, prosegue il boom delle nuove quotazioni e sale il ritmo delle operazioni societarie di fusione o acquisizione. Nel frattempo però si riduce al lumicino l’acquisto di azioni proprie da parte delle società, uno dei diversi motori del rialzo che sembra in procinto di spegnersi. Anche il Giappone ha chiuso la settimana in lieve calo. Il Governo del Sol Levante ha annunciato la “Nuova strategia per la crescita”, un piano d’azione pro-impresa che prevede, tra l’altro, una riduzione dell’aliquota media di prelievo fiscale sotto il 30 per cento. Da osservare che il mercato azionario giapponese è l’unico per il quale le stime di crescita degli utili continuano ad essere riviste al rialzo. Più deboli i listini europei, appesantiti dall’ennesimo scandalo che ha colpito il settore bancario. Questa volta sono al centro del mirino del procuratore generale di New York i “dark pools”, “pozzi neri”, e in particolare quello di Barclays, accusata di aver nascosto agli investitori dettagli cruciali sul suo funzionamento. I “dark pools”, nomen omen, sono mercati privati, nati come funghi negli ultimi anni, nei quali i grandi investitori istituzionali scambiano azioni in segreto, senza la possibilità di essere “intercettati” dai concorrenti. I principali sono gestiti dalle grandi banche europee: oltre a Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank e UBS, tutte penalizzate dalle notizie provenienti d’oltreoceano. L’indice dei bancari europei ha lasciato sul terreno il 4 per cento.
Piazza Affari. L’equivalente italiano ha fatto anche peggio, scontando la digestione dei numerosi aumenti di capitale bancari a cui si somma qualche collocamento di troppo a prezzi d’affezione. La borsa di Milano nelle ultime settimane non riesce a mantenere il passo di quella tedesca. Forse, anche per gli investitori esteri, dopo il tempo della narrativa e delle speranze è arrivato il momento delle prime verifiche: risultati tangibili in termini di riforme e di arresto del declino economico. Per ora poca cosa, ma la pazienza sta per finire.

(*) Nato a Medolla, (24/9/1956), laureato in Bocconi (1982) in Economia politica. Ha ricoperto l'incarico di direttore investimenti in diverse società di Gestione del risparmio (Mediolanum, Sogesfit, Aureo, Bnl Gestioni). Direttore generale per 9 anni in BNL Gestioni Sgr (dal 2000 al 2009). Vicedirettore generale di BNP A.M. nel 2009. Dal 2010 partner in una società fiduciaria svizzera. Membro del Comitato Direttivo di  Assogestioni dal 2000 al 2008.

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