Con i rendimenti a zero finisce la diseducazione degli investitori

di Marco Liera (*) - 24/06/2014

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Secondo Deutsche Bank, i rendimenti a 10 anni dei bond statali francesi non scendevano a un livello così infimo almeno dal 1740, quando regnava Luigi XV. Quelli spagnoli dai tempi della Rivoluzione Francese, nel 1789. I BOT annuali sono stati aggiudicati all’ultima asta di metà giugno allo 0,5% lordo. I BTP decennali ai prezzi di giovedì danno il 2,8% effettivo a scadenza. Poco importa che anche l’inflazione sia scesa allo 0,5%. L’attenzione dei risparmiatori è nella maggior parte dei casi rivolta in modo distorto ai tassi nominali, più che a quelli reali. Credo che questa situazione così poco attraente possa trasformarsi in un’ottima occasione di apprendimento per i risparmiatori. Finalmente molti di loro capiranno che i loro risparmi non sono i mezzi con i quali possono diventare ricchi, bensì le risorse con le quali proteggere l’attuale benessere e raggiungere determinati obiettivi finanziari. Tranne il caso di Warren Buffett e di pochissime altre persone che in giro per il mondo sono diventate ricche con gli investimenti personali, il benessere si incrementa con il lavoro e/o l’attività di impresa. La scorciatoia degli investimenti, che inevitabilmente passa per gli alti rendimenti (e quindi per gli alti rischi), non funziona per il 99,99% dei risparmiatori.

La difficoltà di ottenere oggi rendimenti “interessanti” dovrebbe indurre a una benvenuta rassegnazione. La performance non è al centro della pianificazione finanziaria personale. Gli individui possono ottenere un impatto assai più importante sul proprio benessere prendendo opportune decisioni  – tipicamente con l’aiuto di un bravo consulente finanziario – sulla protezione dei principali rischi, sulla previdenza integrativa, sul passaggio generazionale, sulla minimizzazione del carico fiscale. Il trentennio d’oro dei bond che è alle nostre spalle ha diseducato una generazione di risparmiatori in tutto il mondo. Ottenere il 6% reale medio all’anno come è accaduto investendo in obbligazioni globali dal 1982 in poi è l’irripetibile eccezione, non la regola. Chiusa questa epoca, se ne apre un’altra, per certi versi più interessante e promettente per il benessere collettivo (e per la professione di consulente finanziario).

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 23 giugno 2014

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