Gruppo di pensionandi valuta un maxi-versamento al Fondenergia

di Marco Liera (*) - 22/06/2014

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Scrivo, per richiedere un vostro autorevole parere anche a nome di altri colleghi nelle stesse mie condizioni.
Siamo tuttora quadri in servizio presso un primario gruppo energetico nazionale, ma ormai in prossimità del pensionamento di vecchiaia, proprietari di prima casa con figli già sistemati.
Stante la costanza della contribuzione all’INPS ed al fondo integrativo di categoria le proiezioni attuali danno un trattamento pensionistico netto complessivo dell’85% dell’attuale reddito netto.
Ai fini di continuare nel tenore di vita attuale, sono fonte di grave preoccupazione per tutti noi i possibili interventi sull’indicizzazione delle pensioni uniti ad una ripresa dell’inflazione; a tal senso pensiamo di integrare i proventi delle pensioni già maturate con versamenti extra al fondo di categoria, attingendo sia al TFR ancora in azienda sia a risparmi accumulati e investiti in titoli obbligazionari, il cui rendimento stante il carico fiscale e l’andamento dei tassi, è molto diminuito. Questi versamenti volontari extra una tantum al fondo di categoria , se superano la quota di 5.100 € circa nell’anno, non danno luogo a detrazione IRPEF e di conseguenza la relativa rendita pensionistica non sconta (al momento) alcun tipo di tassazione. Un versamento extra di 100.000€, con 67 anni compiuti e tasso tecnico dell’1% (che permette una migliore rivalutazione della rendita nel tempo), dà una rendita annua netta di 4.900 € , con restituzione agli eredi di circa 60.000€, ad esempio dopo 15 anni dal pensionamento.
Alternativa potrebbe essere un BTPei, con scadenza al 2041, ma in questo caso al momento il rendimento è piuttosto deludente: 100.000€ investiti danno un rendimento annuo netto di 2.600 € rivalutabili, con disponibilità integrale del capitale in caso di premorienza.
Ultima alternativa potrebbe essere una vigile attesa di un (forse improbabile ) rialzo dei tassi nel giro di alcuni anni per posizionarsi su un BTPei o su una rischiosa obbligazione perpetual.
(Lettera firmata)


Anche questa volta mi fa piacere constatare che ci siano persone che si fanno delle legittime domande sulla loro pensione. Lei e i suoi colleghi mostrate la dovuta sensibilità nei confronti del longevity risk, il bellissimo rischio di vivere molto a lungo.
Certamente un versamento aggiuntivo al vostro fondo pensione, che suppongo sia Fondenergia, è una delle soluzioni possibili per fronteggiare il longevity risk. E’ vero che per la quota eccedente i 5.146 euro l’anno (al lordo del contributo del datore di lavoro) i contributi non godono di alcuna deducibilità ai fini Irpef, ma è altresì vero che la quota di prestazione (capitale e/o rendita) relativa ai contributi non dedotti non sarà tassata post-pensionamento. Ovviamente sarà tassata la quota di prestazione relativa ai contributi dedotti (con aliquote variabili tra il 9 e il 15% a seconda del numero di anni di contribuzione al fondo), mentre il risultato di gestione del fondo viene tassato ogni anno (con aliquota che dal 2014 passa dall’11 all’11,5%). Anche sui fondi pensione, purtroppo, come ha dimostrato il recente ritocco al rialzo dell’aliquota di tassazione sul risultato di gestione, non sono da escludere misure future che potrebbero ridurne l’appeal fiscale.
Le tipologie di rendita proposte da Fondenergia sono diverse: probabilmente nell’esempio riportato lei si riferisce alla rendita vitalizia immediata controassicurata rivalutabile a premio unico. Una modalità che può rispondere all’esigenza di coprire il longevity risk e al tempo stesso di “non perdere il capitale” in caso di premorienza. Al momento del decesso del pensionato, in base a questa opzione viene versato ai beneficiari designati/eredi il capitale residuo, che è pari alla differenza tra l’importo maturato trasformato in rendita e la somma delle rate di rendita erogate alla data del decesso.
In alternativa a un versamento aggiuntivo al fondo pensione finalizzato a ottenere questa rendita assicurativa, lei e i suoi colleghi pensate all’acquisto di un BTPei 2041, quindi di un titolo di Stato indicizzato all’inflazione con scadenza molto lunga. Trattandosi di uno strumento a cedola reale, il flusso di interessi annuo si rivaluterà automaticamente per tenere conto dell’inflazione. Non solo. Avrete sempre a disposizione – per voi e per i vostri eredi – il capitale che sarà anch’esso costante in termini di potere d’acquisto. E’ chiaro che rispetto a una rendita assicurativa (che distribuisce anno dopo anno anche quote del capitale), la rendita finanziaria basata sulle sole cedole è più bassa. Per acquistare un titolo di Stato non godete ovviamente di alcuna deducibilità, ma gli interessi sono tassati al 12,5%.
Credo che questi titoli a lunghissima scadenza (al proposito lei cita anche i perpetuals) siano una asset class più da investitori istituzionali come gli stessi fondi pensione che non da risparmiatori. Anche voi siete pienamente legittimati ad acquistarli, ma non sottovalutarei il fatto che la quotazione di questi titoli ha una altissima volatilità. Dovreste essere in grado di stimare la vostra reazione di fronte a questa volatilità, ricordandovi ogni volta – e non sarà facile – di essere dei granitici investitori buy-and-hold (compra-e-tieni). E poi, dovreste comunque costruirvi un portafoglio con più emittenti per ovvie esigenze di diversificazione.

(*) Pubblicato su Plus24-Il Sole 24 Ore del 21 giugno 2014

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo