Dejà-vu 32: Petrolio e tassi UK le nuove incognite per i mercati

di Enrico Ascari (*) - 16/06/2014

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Due stecche hanno disturbato il sensibile udito dei mercati durante l’ultima ottava: l’impennata del petrolio, immediata conseguenza della seconda crisi geopolitica dell’anno, e Mark Carney, Governatore della Bank of England, con l’annuncio che i tassi nel Regno Unito potrebbero salire ben prima del previsto. Dei due eventi il primo, dalle conseguenze imprevedibili, per i cinici lavoratori della finanza comporta un potenziale di rischio di gran lunga superiore a quello, invero modesto, derivante dall’apparentemente dimenticata crisi in Ucraina. Dai torridi deserti iracheni arrivano pessime notizie: la strisciante guerra civile alimentata dalla ferocia etnica e confessionale rischia di esplodere in aperto conflitto. Per ora le probabilità di un nuovo shock petrolifero rimangono piuttosto contenute. Non fosse altro perché, con la prevista autosufficienza energetica americana derivante dallo sfruttamento delle riserve di shale gas, la difesa militare dello scacchiere medio-orientale non sembra più essere l’assoluta priorità della politica estera degli Stati Uniti. Comunque sia l’Iraq, con una produzione giornaliera di 2,5 – 3 milioni di barili, rimane il secondo produttore dell’OPEC; l’ eventuale allargamento del conflitto al Kurdistan, la maggiore area di estrazione, a nord del paese, farebbe comunque schizzare verso l’alto i prezzi dell’oro nero. Basti ricordare che l’interruzione della produzione petrolifera in Libia, pari a circa 1,6 milioni di barili al giorno, ha determinato un aumento strutturale del prezzo del greggio di circa dieci dollari per barile. Per ora la reazione dei mercati è stata in tono minore, con aumenti del “brent” di circa il 4%, un minimo effetto di avversione al rischio segnalato da oro e metalli preziosi, in modesto recupero, mentre obbligazioni, borse e cambi hanno chiuso l’ottava sostanzialmente poco mossi.
Nel frattempo il Governatore della Banca d’Inghilterra ha annunciato che i tassi d’interesse nel Regno Unito potrebbero tornare a salire entro la fine dell’anno, considerando che crescita economica e inflazione, soprattutto nel settore immobiliare, stanno raggiungendo livelli di guardia. Carney da una mano a Draghi, perché i mercati hanno subito rafforzato la sterlina contro l’Euro. Si rafforza l’illazione che in prospettiva possa ampliarsi la divergenza tra le politiche monetarie dei paesi anglosassoni e quella della BCE, destinata a rimanere più espansiva rispetto alle prime per tempi più prolungati. Buone notizie per chi ritiene che l’Euro debole possa stimolare la crescita in Europa e riavvicinare la crescita dei prezzi verso il tanto agognato due per cento. Attenzione però: negli Stati Uniti tale livello è già stato raggiunto e tra breve il tasso di disoccupazione potrebbe scendere sotto il 6%, mettendo in difficoltà Janet Yellen, la bianchissima “colomba” che è al timone della Federal Reserve. Tutti oggi considerano l’inflazione cosa “buona e giusta” soprattutto in Europa. Ma c’è anche una crescita dei prezzi “cattiva”, quella che deriverebbe da un’inattesa brusca e duratura impennata dei prezzi petroliferi, con grave danno per bilance commerciali, redditi e consumi dei paesi periferici europei. Gli gnomi della finanza, per ora, si limitano ad alzare un sopracciglio e a valutare più i rischi recessivi di quelli inflattivi. Tant’è che i tassi d’interesse rimangono ai minimi storici quasi ovunque. Secondo Deutsche Bank, in Spagna, bisogna tornare all’anno della rivoluzione francese per vederli a questi livelli, mentre in Francia si torna al 1740, regnante Luigi XV. Tempi straordinari i nostri, davvero.

(*) Nato a Medolla, (24/9/1956), laureato in Bocconi (1982) in Economia politica. Ha ricoperto l'incarico di direttore investimenti in diverse società di Gestione del risparmio (Mediolanum, Sogesfit, Aureo, Bnl Gestioni). Direttore generale per 9 anni in BNL Gestioni Sgr (dal 2000 al 2009). Vicedirettore generale di BNP A.M. nel 2009. Dal 2010 partner in una società fiduciaria svizzera. Membro del Comitato Direttivo di  Assogestioni dal 2000 al 2008.

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