Ha dei dubbi su riscatto anni laurea e longevity risk

di Marco Liera (*) - 13/06/2014

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Vorrei gentilmente sottoporre al vostro giudizio, la proposta di riscatto dei sei anni di laurea da parte dell’ENPAM (Ente previdenziale medici e odontoiatri). Il regolamento prevede un sistema contributivo puro e, per lo meno per la mia generazione, la facoltà di richiedere il riscatto non prima che fossero trascorsi 10 anni dalla laurea. Sono nato nel 1960 e l’età pensionabile è 68 anni. Elenco i dubbi, le incertezze ed eventuali strafalcioni dovuti all’ignoranza in materia: 1) Il bellissimo rischio di vivere a lungo è appunto un rischio ma, come tutti sanno, non è infrequente il rischio opposto; 2) Quanta parte del proprio reddito (con tutti i dubbi sui redditi futuri) bisogna allora destinare per avere un'adeguata copertura previdenziale /long term care e rischio morte e quanto, dopo tutte le tassazioni, reddito spendibile poi potrebbe rimanere a disposizione? 3) Tornando alla specifica proposta di riscatto, è economicamente conveniente? Il tasso richiesto per la rateizzazione (anche se attualmente si è passati dal 2,5% all'1%) non vanifica la rivalutazione? Per "chiudere"in pareggio, rispetto ai contributi che si versano fino alla pensione (tralasciando i prossimi aumenti delle aliquote dopo la riforma) dovrei vivere almeno fino a più di 85 anni. 4) Volendo investire un capitale come quello indicato nel riscatto possono essere più efficienti altri tipologie di prodotti? Infine un'ultima considerazione: ha ancora senso, oggi, mantenere l’istituto della contribuzione obbligatoria al proprio ente previdenziale?

Roberto Agliati

(via e-mail)

Meglio porsi tante domande che avere delle pericolose certezze. Lei mostra sensibilità rispetto a dei temi fondamentale della pianificazione finanziaria personale, e ha una conoscenza incompleta delle alternative a sua disposizione. Vediamo come arricchirla sulla base delle sue domande.

1)      Mi pare che lei intuisca l’importanza del longevity risk, ma al tempo stesso ha dei dubbi sulla sua assicurazione, tipicamente attuabile tramite una polizza Vita che come prestazione erogherà una rendita vitalizia. Per ovviare alla sua preoccupazione – comune a milioni di altri lavoratori – di “perdere” la disponibilità del capitale scegliendo l’opzione rendita vitalizia, può ricorrere a rendite reversibili (che assicurerebbero lei e una persona a lei vicina, come potrebbe essere sua moglie) oppure rendite certe per un determinato numero di anni (ad esempio 10) indipendentemente dalla sua permanenza in vita E in futuro, come sta accadendo nel Regno Unito, potrebbero rendersi disponibili coperture del longevity risk ancora più efficienti e flessibili.

2)      La parte di reddito necessaria per finanziare la protezione long term care e caso morte e per la pianificazione previdenziale varia da caso a caso e richiede una notevole personalizzazione. Un bravo consulente finanziario potrebbe aiutarla. In assenza di questo, l’unica regola che posso darle è di mettere al primo posto la protezione del suo capitale umano con polizze caso morte e invalidità permanente totale da infortuni e malattie, e destinare il resto del risparmio periodico soprattutto alla previdenza integrativa. Complessivamente il risparmio periodico dovrebbe essere sostenibile, quindi consentirle di avere una quota di reddito disponibile sufficiente a garantire un tenore di vita equilibrato, senza eccessive privazioni. Purtroppo se ci sono già troppe rinunce in corso, occorre ridurre i massimali assicurati e, per quanto riguarda la previdenza, allungare l’orizzonte temporale di investimento.

3)      e  4) Come risposto a un’altra lettrice sabato scorso, il riscatto degli anni di laurea presso il proprio ente di previdenza del primo pilastro rappresenta una concentrazione di rischio indesiderata, dal momento che sono già notevoli i contributi che da parte sua sono già stati e che verranno obbligatoriamente versati. Un fondo pensione di categoria o un PIP consentono di diversificare meglio il rischio, essendo rappresentati da patrimoni separati (quindi non aggredibili in caso di insolvenza del gestore) investiti in titoli internazionali. A differenza della lettrice di sabato scorso, lei non è lontanissimo dalla pensione, e quindi i calcoli di convenienza relativi al riscatto potrebbero essere non troppo incerti. Ugualmente, non escluderei la possibilità di revisione futura dei suoi diritti pensionistici. Con un fondo pensione o un PIP sarebbe meno esposto a questa incertezza, dal momento che questi strumenti, essendo basati sulla capitalizzazione, sono caratterizzati strutturalmente da un maggiore equilibrio. E’ chiaro che per ridurre il rischio finanziario del fondo pensione sarebbe opportuno da parte sua scegliere una linea conservativa.

(*) Pubblicato su Plus24 - Il Sole 24 Ore del 7 giugno 2014

 

 

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