Convengono i bond a lungo termine?

di Nicola Zanella - 02/08/2011

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Nell’articolo precedente (si legga qui) si è discusso della convenienza di estendere la durata temporale delle obbligazioni convenzionali a tasso nominale, passando ad esempio dalla scadenza a cinque anni a quella ventennale. Nonostante quanto suggerisca l’intuito e la Teoria economica (i bond a più lunga scadenza affrontano una maggiore incertezza sull’inflazione futura), nel mercato obbligazionario degli Stati Uniti, negli ultimi 47 anni, il rendimento annuo composto dei bond tradizionali statali a 20 anni è stato del 7,37% (con una volatilità annualizzata pari all’11,29%), solo lo 0,10% in più del rendimento offerto dai bond a 5 anni (7,27% con una volatilità del 6,21%).
Sembra così che il rischio aggiuntivo di allungare la scadenza delle obbligazioni non sia stato adeguatamente ricompensato.
Anche per questo motivo, nell’Approccio finanziario a piramide ideato da Liera e Zanella (si veda qui l'ultima versione aggiornata), per l’investimento in obbligazioni tradizionali, è consigliata una scadenza massima intermedia, intorno ai 5 anni.
Negli Usa in effetti il rendimento reale (al netto dell’inflazione) annuo composto dei T-Bills dal 1900 al 2010 è stato pari all’1,00%, mentre quello dei bond statali a 5 anni è stato dell’1,70% e quello delle obbligazioni a 20 anni è stato dell’1,80%.
Pertanto il term premium medio (differenza tra il rendimento dei bond statali a 20 anni e quello dei T-Bills a 1 mese) è stato pari allo 0,90%.
Si veda a tal riguardo il grafico successivo, in cui viene mostrata la crescita di 1$ investito alla fine del 1925 in obbligazioni negli Usa.
Figura 1 (clicca sopra per ingrandire)

Gli Stati Uniti sono da ritenere un caso isolato? La risposta purtroppo è negativa. Nonostante il considerevole maturity premium degli ultimi 30 anni a livello mondiale (si noti, ad esempio, l’andamento dell’investimento in bond a lungo termine dal 1980 negli Usa), pari al 4,20%, il premio nel Novecento è stato più basso: 0,70%, dal 1900 al 2010.
Di seguito, la tabella riporta i dati sul term premium per 19 paesi calcolati da Dimson, Marsh e Staunton e pubblicati nel Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2011.
Figura 2 (clicca sopra per ingrandire)

Come si legge nella tabella, il maturity premium medio per l’Europa è stato addirittura negativo e pari a -0,10%.
Noterete anche che i premi minimi e massimi fatti registrare nei vari paesi sono stati nominati più correttamente rendimento in eccesso massimo o minimo (rispetto ai T-Bills). Infatti, è più che ragionevole ritenere che, ad esempio in Italia, gli investitori in bond non abbiano richiesto un rendimento aggiuntivo del 52,30% nel 1944; soprattutto, è difficile che avessero atteso un premio negativo del -17,50% nel 1935, perché altrimenti non avrebbero investito in obbligazioni a più lunga scadenza!

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