L'insana tentazione del riscatto degli anni di laurea

di Marco Liera (*) - 31/05/2014

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Sono una ragazza di 29 anni che lavora da 5 anni con contratto a tempo indeterminato/part-time con reddito mensile netto di €700,00 e inoltre da 2 anni, attraverso delle collaborazioni, ho un ulteriore reddito netto mensile di € 500,00. Considerando che vivo ancora in famiglia, riesco a risparmiare buona parte del mio reddito mensile, ad eccezione di alcuni mesi in cui ho spese eccezionali di assicurazione auto/bollo/manutenzione o spese per viaggi e divertimenti ecc.

Sono riuscita in questi anni a risparmiare sul c/c circa € 20.000,00.

Vorrei iniziare ad investire i miei risparmi o magari iniziare a riscattare la laurea.

Mi potete consigliare, poichè non sono molto esperta in materia?

Lettera firmata

(via e-mail)

In mancanza di obiettivi dichiarati in modo organico, credo sia il caso di attribuire grande importanza al fatto che lei abbia intenzione di trasformare quei 20mila euro di risparmi in “investimenti”. Questo è un passaggio cruciale, che lascia intendere che lei ha maturato la consapevolezza che il conto corrente non è un investimento (per la precisione, è un mezzo di pagamento). Intuitivamente lei punta, investendo quei risparmi, a ottenere un rendimento maggiore di zero. Il che è un ottimo inizio, ma nel tempo lei dovrebbe anche riuscire – da sola o con un bravo consulente finanziario – a fissare degli obiettivi finanziari da perseguire con i suoi risparmi (previdenza, casa, e così via) e a metterli in ordine di priorità. In questo modo, per lei l’investimento si trasformerà dalla ricerca di un rendimento positivo alla finalizzazione del risparmio, suddiviso in vari “cassetti” (conti mentali).

Torniamo alla sua situazione attuale e ai suoi 20mila euro. Il loro investimento dovrebbe essere inteso come la fase iniziale di un apprendimento, e quindi allo scopo dovrebbe utilizzare strumenti semplici, trasparenti, facilmente liquidabili e a minor rischio di perdita. Come i conti di deposito bancari e i buoni postali. Nell’alternativa tenga conto che al rendimento lordo dei primi dovrà applicare una ritenuta del 20% (26% dal 1° luglio) e ai secondi invece una del 12,5%. Anche le polizze Vita del ramo I potrebbero rispondere alle sue esigenze perché consentono di investire di fatto in titoli di Stato dell’eurozona senza subirne la volatilità. Tuttavia presentano costi monetari e informativi più alti dei depositi bancari e dei buoni postali. Se in seguito, come le auguro, le sue disponibilità aumenteranno, potrà introdurre una maggiore diversificazione, se acquisterà sufficienti conoscenze o rivolgendosi a un bravo consulente finanziario.

E’ chiaro che optando opportunamente per strumenti meno rischiosi dovrà accontentarsi di rendimenti particolarmente risicati. Il suo apprendimento dovrebbe proprio partire dalla stretta relazione diretta tra redditività attesa e rischio. In questo momento, vista la sua scarsa esperienza e la sua situazione patrimoniale e reddituale, non mi pare il caso di correre elevati rischi, e quindi di puntare a maggiori rendimenti.

Il fatto che lei accenni alla possibilità di chiedere all’INPS (o altro ente di previdenza del primo pilastro al quale è contrattualmente tenuta a contribuire) il riscatto degli anni di laurea mi fa pensare che ne abbia sentito parlare e che non disdegni per i suoi investimenti un orizzonte temporale molto lungo. La invito a riflettere su questo. Da una parte, potrebbe essere più prudente mantenere le sue limitate disponibilità in strumenti facilmente liquidabili in qualunque momento senza perdite. Dall’altra, se è proprio intenzionata a investire con un orizzonte previdenziale, le ricordo che con i fondi pensione (anche con quello della sua categoria) può realizzare una maggiore diversificazione. Infatti lei è già obbligata a versare parecchi contributi al suo ente di previdenza. Pagarne volontariamente degli altri, anche se può sembrare conveniente in relazione ai diritti pensionistici che riuscirebbe a guadagnare, significherebbe concentrare ulteriormente i rischi presso lo stesso ente.

Un fondo pensione è un patrimonio separato (quindi protetto rispetto alle ipotesi di insolvenza della sua azienda o dei gestori del fondo), e i suoi contributi sarebbero investiti in un portafoglio di titoli internazionali. Avrebbe poi maggiori possibilità di liquidazione anticipata rispetto alle prestazioni pensionistiche del suo ente di previdenza del primo pilastro. Le cui regole di pensionamento potrebbero benissimo cambiare da qui al momento, molto lontano, in cui smetterà di lavorare.

(*) Pubblicato su Plus24- Il Sole 24 Ore del 31 maggio 2014

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