Investire nella scuola/7: Inevitabili le trappole mentali di milioni di persone nelle scelte finanziarie

di Marco Liera (*) - 30/05/2014

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“C’è gente che non impara mai: i sondaggi mostrano che gli Americani vedono ancora le loro case come il modo migliore e più sicuro di investire i loro sudati risparmi”. Così comincia un commento pubblicato il 22 aprile sul Washington Post, a proposito dei risultati di due indagini (Gallup e Fannie Mae) sulle attitudini dei risparmiatori USA. Lasciamo perdere i paragoni con l’Italia, dove forse l’attaccamento al mattone è ancora più radicato. C’è quella espressione “non impara mai” che non è affatto banale e mi fa sorgere la domanda: come è possibile far sì che la gente impari a comportarsi in modo finanziariamente saggio?  Per esempio, nel caso in questione, a non immobilizzare tutti i risparmi disponibili in un unico asset rischioso, soggetto a obsolescenza e illiquido, magari indebitandosi in modo sconsiderato?

Il fatto che anche negli USA, Paese che ha una tradizione finanziaria ben più lunga della nostra, le trappole mentali degli individui siano endemiche, fa riflettere. Mentre occorre continuare a investire tempo e risorse (private, pubbliche, fate voi) nell’aumento della consapevolezza finanziaria delle persone, dal momento che l’ignoranza ci addebita un inevitabile costo collettivo, credo che sia anche opportuno prendere atto che una moltitudine di persone nel mondo continuerà a compiere scelte subottimali o infelici in merito alla propria finanza personale. E non so se il paternalismo (vietare loro l’accesso a una moltitudine di opzioni, per minimizzare la probabilità che “si facciano del male”) sia la risposta più indicata. In ballo qui c’è il futuro del capitalismo, che si è sempre basato sulla relazione diretta tra sapere (soprattutto un certo tipo di sapere) e aumento del benessere personale. Fintanto che la società che ne risulta non è terribilmente diseguale, e l’accesso al sapere è garantito, possiamo continuare a sostenere che il capitalismo è il regime peggiore, tranne tutti gli altri.

(*) Pubblicato sul numero di maggio 2014 di BlueRating

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