Dejà-vu 29: Ora più probabile un percorso di crescita e coesione sociale

di Enrico Ascari (*) - 28/05/2014

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Grande è la confusione sotto i cieli europei, perciò la situazione è favorevole. L’esito delle elezioni comunitarie, secondo i primi risultati, ancora da leggere nel dettaglio, conferma che la vecchia Europa finalmente è in movimento, anche se rimane da vedere che direzione prenderà. Certamente impressionante il risultato italiano che ha visto, senza discussione, l’inequivocabile vittoria della speranza contro la rabbia. Il paese considerato lo stereotipo dell’immobilismo, della protesta velleitaria e della faziosa disquisizione lancia un segnale forte a Bruxelles e a Berlino ma soprattutto a se stesso. Ovvio ipotizzare che tragga nuova linfa la recentemente ritrovata fiducia dei mercati internazionali. Ma anche per l’Europa nel suo complesso, per la quale la lettura è meno univoca, i risultati elettorali non sono come molti se li aspettavano. La vittoria dei nazionalisti in Francia e Regno Unito è una frustata salutare per i tradizionali partiti europeisti che mantengono, comunque, la maggioranza del parlamento. Dopo la stabilizzazione finanziaria diventa ora imperativo coagulare la frustrazione di molti elettori verso la difficile ricerca di un percorso di maggiore crescita e coesione sociale. Che è, a questo punto, non solo possibile, ma anche più probabile.
L’attesa del più importante appuntamento politico dell’anno per l’Europa, malgrado i diffusi e crescenti timori derivanti dalla montante ondata di euroscetticismo non ha scosso più di tanto l’andamento dei principali mercati finanziari. Solo la piazza finanziaria italiana ha subito qualche scossone, probabilmente condizionata dagli ultimi, sballati, sondaggi. Malgrado ciò Piazza Affari è riuscita a chiudere la settimana scorsa con un marginale segno positivo, con i titoli bancari e lo spread in parziale recupero rispetto ai minimi degli ultimi giorni. L’ottava si chiude con l’indice S&P 500 sopra quota 1900, ai massimi di sempre, con il concerto degli altri mercati principali. Tutti positivi, dall’Europa al Giappone, passando per gli emergenti. Poco mossi obbligazioni e valute, con un dollaro ancora tonico, ai massimi degli ultimi tre mesi contro Euro. Un clima ancora costruttivo, giustificato da alcuni dati macro confortanti e dalla lettura senza patemi d’animo delle “minutes” della Federal Reserve, rese note mercoledì. In Cina gli indicatori coincidenti sull’andamento del ciclo economico ( i flash pmi ), hanno toccato i massimi degli ultimi quattro mesi, pur rimanendo sotto il livello di 50, spartiacque tra rallentamento ed espansione. In Europa, al contrario, hanno subito una leggera riduzione ma confermano che il secondo trimestre dell’anno dovrebbe essere molto migliore del primo, ancora una volta deludente, con una crescita del PIL inferiore alle aspettative. Molto significativa in particolare la crescita degli ordinativi. A un anno esatto dall’avvio dell’ultimo episodio di crisi sui mercati emergenti sono state quasi interamente assorbite le perdite sui mercati azionari; un parziale recupero si è visto anche sulle obbligazioni e sulle valute. Nell’ultima settimana anche la borsa di Mosca e il rublo si sono accodati alla tendenza generale, rafforzati dall’annuncio di uno storico accordo di fornitura di gas alla Cina. Le elezioni presidenziali in Ucraina, tenutesi domenica, sono passate in secondo piano. Da notare il continuo recupero di varie divise emergenti, dalla lira turca ,al real brasiliano e ora anche rublo.

 

(*) Nato nella ormai universalmente nota Medolla, (24/9/1956), laureato in Bocconi (1982) in Economia politica. Ha ricoperto l'incarico di direttore investimenti in diverse società di Gestione del risparmio (Mediolanum, Sogesfit, Aureo, Bnl Gestioni). Direttore generale per 9 anni in BNL Gestioni Sgr (dal 2000 al 2009). Vicedirettore generale di BNP A.M. nel 2009. Dal 2010 partner in una società fiduciaria svizzera. Membro del Comitato Direttivo di  Assogestioni dal 2000 al 2008.

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