Dejà-vu 27: La forza relativa della Germania spiazza il resto dell'UE

di Enrico Ascari (*) - 19/05/2014

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Il lungo periodo di benigno torpore dei mercati sembra giunto al termine, almeno sui mercati periferici europei. Di norma le statistiche sul Prodotto Interno Lordo, essendo rese note con ovvio ritardo rispetto al periodo di riferimento e spesso soggette a consistenti revisioni, soprattutto negli Stati Uniti, non influenzano più di tanto il perpetuo moto dei mercati. Esito diverso quello di giovedì scorso, dopo il rilascio dei dati sulla crescita del PIL nel primo trimestre per l’Eurozona e i singoli paesi membri. Italia, Portogallo e Olanda hanno segnato ancora una volta una crescita negativa, contrariamente alle aspettative prevalenti. La Francia si è fermata sullo zero. Si tratta, una volta di più, di percentuali da prefisso telefonico e di differenze microscopiche rispetto alle attese prevalenti ma tali da rafforzare i timori, mai sopiti, di un’Europa ormai preda delle forze della deflazione.
Con un ulteriore elemento di preoccupazione da segnalare alla vigilia delle elezioni europee: la dinamica divergente dell’economia tedesca che con un + 0,8% di crescita trimestrale, doppia il livello previsto dagli analisti. Segnali economici apparentemente incoerenti rispetto alla convergenza accelerata dei tassi e alla compressione degli spread che ha caratterizzato la prima parte del 2014. E’ seguita la più classica delle giornate di “risk off”, con il bund tedesco tornato sui massimi storici, un violento scrollone sui mercati azionari della periferia e, per la prima volta da mesi, un’impennata dello spread btp-bund di trenta punti base, da 150 a 180, con tassi sul decennale italiano tornati sopra il 3%. Va osservato (si veda il grafico qui sotto) che già da qualche tempo l’indice di piazza Affari, sempre condizionato dall’andamento dei titoli finanziari, mostrava evidenti segnali di debolezza assoluta e relativa rispetto a quello tedesco.

Le prossime settimane, nelle quali l’Europa tornerà al centro del mirino, ci diranno se i movimenti degli ultimi giorni rappresentano un fisiologico storno degli andamenti precedenti, sicuramente condizionati da corpose rotazioni settoriali a livello globale più che da un convincente miglioramento dei fondamentali, o i primi segnali di un più meditato ripensamento di prospettive. In linea di massima pensiamo che la prima ipotesi sia la più probabile. Per due motivi. Da una parte difficilmente l’esito delle prossime elezioni del parlamento europeo sarà tale da influenzare più di tanto l’andamento dei mercati. Il previsto successo elettorale della variegata compagnia dei movimenti nazionalisti e eurofobici non dovrebbe superare livelli di guardia, superiori al 25% dei seggi. Dall’altra la Banca Centrale Europea sembra avere ben in pugno le aspettative e ha già fatto chiaramente capire che è pronta a proporre nuovi interventi di immissione diretta o indiretta di liquidità già a partire da giugno. Ovviamente gli operatori danno per scontati o estremamente probabili questi esiti, già parzialmente anticipati dai recenti movimenti sulle curve dei tassi, depotenziandone quindi, ex ante, gli eventuali effetti successivi; rimane però la consapevolezza che sarà ben tirata la rete di sicurezza che dovrebbe impedire un consolidarsi di aspettative pessimistiche sui mercati.
A livello globale l’ottava appena trascorsa ha confermato, una volta di più, come le aspettative di consenso prevalenti al giro di boa dell’anno fossero, come troppo spesso accade, destinate ad essere frustrate. Il bear market previsto per le obbligazioni non si è materializzato. Al contrario, negli ultimi giorni i tassi americani e tedeschi hanno toccato i minimi dell’anno. Per quanto riguarda i mercati azionari, se è vero che l’indice S&P 500 ha toccato nuovi massimi lo scorso mercoledì, rimane il fatto che i movimenti settoriali interni ai listini vedono una ripresa dei settori difensivi a scapito di quelli sensibili alla crescita economica. Infine, contro le aspettative prevalenti continua il recupero degli asset dei paesi emergenti, trainati in settimana dalla borsa indiana, sostenuta dall’esito elettorale. Sembra che il 2014 sia un anno che non premia gli eccessi, che non lasci troppo spazio a velleitarie euforie o eccessivo pessimismo, caratterizzato da una sobria moderazione. Ora potrebbe essere arrivato il momento di valutare con più sobrietà il livello atteso dei tassi d’interesse, tornato su livelli che incorporano una visione troppo buia delle prospettive di ripresa ciclica. Niente di eclatante ma almeno un mezzo punto percentuale di risalita dei tassi decennali in America e Europa va messo in conto.

(*) Nato nella ormai universalmente nota Medolla, (24/9/1956), laureato in Bocconi (1982) in Economia politica. Ha ricoperto l'incarico di direttore investimenti in diverse società di Gestione del risparmio (Mediolanum, Sogesfit, Aureo, Bnl Gestioni). Direttore generale per 9 anni in BNL Gestioni Sgr (dal 2000 al 2009). Vicedirettore generale di BNP A.M. nel 2009. Dal 2010 partner in una società fiduciaria svizzera. Membro del Comitato Direttivo di  Assogestioni dal 2000 al 2008.

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