La temuta sopravvalutazione delle azioni e le reazioni possibili

di Marco Liera (*) - 28/04/2014

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“Credo che le azioni USA siano sopravvalutate, ma questo non mi spinge a vendere quelle che ho in portafoglio”. Così Henry Blodget, editor di Business Insider, ha scritto la settimana scorsa in una lunga e approfondita analisi sulle quotazioni di Wall Street. E’ un personaggio controverso Blodget: ex star dell’investment banking a Merrill Lynch, con i suoi report molto “bullish” è stato uno dei principali responsabili dell’esuberanza irrazionale della fine degli anni 90. Per questo è stato in seguito incriminato dalla SEC e condannato per frode a una sanzione di due milioni di dollari, più una restituzione di profitti per altri due, nonché bandito a vita dall’intermediazione finanziaria.

Da un po’ di anni ha cercato di rifarsi una reputazione come paladino dei risparmiatori oppressi da asimmetrie informative, emotività, costi indebiti o vere e proprie truffe. Il suo ultimo intervento “L’azione media è più cara adesso di quanto fosse al picco della bolla dot-com del 2000” mi è sembrato condivisibile (oltre che autobiografico, visto che lui quella bolla la conosce bene). Oltre alle valutazioni eccessive, Blodget sottolinea che i margini di profitto aziendali sono ai massimi storici, che la Fed sta svoltando verso una politica monetaria restrittiva, e che “ci avviamo verso un decennio o giù di lì di ritorni deludenti”.  Ma giustamente Blodget dice di non avere la minima idea su dove andranno i prezzi delle azioni nel futuro prossimo. Quindi la sua conclusione è: “Posseggo molte azioni, e non le sto vendendo”. Perché? 1) Ha un portafoglio diversificato tra azioni, obbligazioni, liquidità, immobili, in grado di ammortizzare l’impatto di un crash; 2) in questo momento non vede altre asset class valutate in modo attraente; 3) è psicologicamente a suo agio con la possibilità di un crash del 40/50%, e sa esattamente cosa farà se accadrà (comprerà azioni). “Se non sei psicologicamente a tuo agio con un crollo di queste dimensioni, dovresti già ridurre le tue posizioni in azioni”, consiglia. Aggiungo io: se non sei psicologicamente a tuo agio con un crollo di queste dimensioni non avresti mai dovuto investire in azioni.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 28 aprile 2014

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