Ha tutta la ricchezza in due case ma è preoccupato per la pensione

di Marco Liera (*) - 19/04/2014

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Dal 2006 al 2011 sono stato lavoratore dipendente privato, poi licenziato per chiusura aziendale. Nel 2012, non trovando altro lavoro come lavoratore dipendente, ho aperto la partita Iva come commercialista sfruttando l’abilitazione conseguita nel 2006 (entrando nel limbo dei finti titolari di partita Iva lavorando sostanzialmente come dipendente presso uno studio commerciale).

Quindi ad oggi sono iscritto alla cassa di previdenza dei dottori commercialisti con decorrenza 01 gennaio 2012, con le relative coperture base previdenziali, assicurazione causa morte, invalidità permanente prevista.

Facendo delle simulazioni previdenziali sul sito della cassa professionale, il risultato è sconfortante … solo 480 euro circa lorde mensili.

Attualmente il mio fatturato lordo annuale e' di circa 18mila euro a cui si aggiunge il 4%, a cui vanno sottratti i contributi minimi previdenziali soggettivi ed integrativi obbligatori e l’imposta sostitutiva irpef al 5%.

Ho una casa di proprietà dove vivo, un mutuo ipotecario su di essa di circa 350 euro mensili per ulteriori 11 anni, una casa locata con un reddito lordo di circa 4.500 euro, il cui reddito lo utilizzo per la relativa imposizione fiscale e per il pagamento del mutuo (frutto di donazione dei miei genitori).

Sono costretto a fare oggi delle valutazioni sul mio futuro previdenziale, per garantirmi tra 25/30 anni una pensione che non sia di sopravvivenza. Sto valutando l’ipotesi di utilizzare la mia capacità di risparmio di circa 2mila/3mila annue o sul riscatto del periodo militare, periodo di tirocinio come dottore commercialista, corso di laurea quadriennale oppure aderire ad un fondo pensione aperto previdenziale di natura assicurativa.

Facendo sul sito della cassa di previdenza privata delle simulazioni sui riscatti e pensionistiche, ottengo delle ipotesi parziali, che non mi permettono di fare una valutazione quanto più possibile reale in termini di aspettativa di pensione al momento del raggiungimento dell'età pensionabile minima e di valutazione dei costi/benefici dei riscatti.

Sarei piu' orientato all'adesione ad un fondo pensione aperto previdenziale di natura assicurativa, che sia il più possibile economico in termini di costi di adesione e gestione, rendimento minimo garantito, a capitale garantito.

Potreste consigliarmi su quale delle due ipotesi di cui sopra optare, ossia pensione della cassa di previdenza privata con tutti i riscatti del caso o fondo pensione aperto?

A.D.

La sua “contabilità mentale” ritiene confortevole rimborsare le rate del mutuo sulla sua prima casa di proprietà con il canone di locazione che percepisce sull’altra casa (regalata dai suoi genitori). Mi sfugge perché non lei non possa abitare in quest’ultima, ma forse è perché la sua posizione e/o le sue caratteristiche non la soddisfano. Se è così, la conseguenza è che lei ha tutta la sua ricchezza investita in un immobile, perché sembra che lei non possieda attività finanziarie. La tranquillizza questa situazione?

Se, come credo, lei comprenderà che si tratta di una concentrazione eccessiva in un solo attivo (per di più rischioso e pesantemente tassato), occorre che prima ancora di pensare alla sua pensione di domani lei metta mano alla sua asset allocation attuale. Magari sarà difficile vendere quella casa al prezzo che lei ha in mente. Forse i suoi genitori le impedirebbero di farlo, considerandolo un affronto alla loro generosità. Ma almeno dovrebbe essere ben consapevole dei rischi che sta correndo. Potrebbe reinvestire il ricavato in investimenti finanziari in euro a minor rischio e conseguentemente a basso rendimento (come i titoli di Stato dell’eurozona o obbligazioni sovranazionali), adatti a rispondere alle sue ovvie esigenze di protezione del benessere, considerando la sua incerta situazione reddituale. Ma anche dei semplici conti di deposito o il risparmio postale sarebbero delle soluzioni meno rischiose, più liquide ed efficienti della casa.

Immagino che a lei non piaccia l’idea di rimborsare il mutuo con la sua capacità di risparmio e/o prelevando dal capitale ottenuto con la vendita della casa anziché con la rendita del canone di locazione. D’altra parte, consideri anche che l’incasso di quest’ultimo non è certo, tenendo conto delle crescenti morosità.

Una volta chiarito l’assetto del portafoglio e la destinazione dei flussi reddituali da esso generati, la pianificazione previdenziale è l’altra area meritevole di attenzione. L’alternativa è quella di contribuire volontariamente alla sua cassa previdenziale o a un fondo pensione, entrambe opzioni fiscalmente efficienti sotto certe condizioni. Poiché lei è già obbligato a versare contributi alla sua cassa, la necessità di una diversificazione suggerirebbe di destinare le disponibilità ulteriori a un fondo pensione o a un PIP. Anche allo scopo di avere un controllo più preciso del rapporto tra risparmi versati e benefici maturati.

(*) Pubblicato su Plus24 - Il Sole-24 Ore del 19 aprile 2014

 

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