Investire nella scuola /6: se l'istruzione aumenta le diseguaglianze (anzichè ridurle)

di Marco Liera (*) - 16/04/2014

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Il sistema universitario italiano è in crisi, ma neppure quello americano, sovente mitizzato, gode di buona salute. Il motivo è semplice, l’ "higher education” statunitense ha fallito la sua missione primaria di contribuire alla riduzione delle diseguaglianze.
L’istruzione universitaria non solo è sempre più cara, ma le accademie migliori (Stanford, Harvard, MIT, e così via), quelle che veramente possono rappresentare il trampolino di lancio per l’aumento del benessere individuale, sono diventate inaccessibili ai più. Le fasce meno abbienti della popolazione sono costrette a iscriversi alle università a scopo di lucro (anche quotate in Borsa), che fruiscono di grandi stanziamenti pubblici ma rilasciano lauree con poco valore.
I loro studenti, per lo più indebitati per coprire i costi che non sono finanziati dallo Stato, spesso finiscono in bancarotta, come riportato in un recente articolo del New York Times. Altro che “ascensore sociale”. Così com’è, il sistema universitario incrementa le già abissali diseguaglianze della società USA, anziché ridurle.
La politica, o meglio, l’incapacità di Democratici e Repubblicani di condividere programmi più equilibrati per l’educazione finanziaria sembra essere la principale responsabile di questa decadenza. Il problema non è solo americano, come abbiamo visto, e riguarda da vicino il benessere di molte società occidentali.
Come saranno le università da qui a 10/20 anni?
Quante saranno sopravvissute? Dove sarà realizzata la ricerca indispensabile per il progresso dell’umanità?
Come ho scritto in un altro intervento, le tecnologie della rete hanno reso possibile la diffusione delle conoscenze, anche di quelle un tempo riservate alle accademie, come insegna l’esperienza dei MOOCs (Massive Open Online Courses). Forse l’istruzione superiore passerà sempre più su canali non universitari e finalizzati a una formazione professionale, con molte opportunità ma ovviamente anche rischi.

(*) Pubblicato su Bluerating - Aprile 2014

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