I 30 anni di Morningstar: la conoscenza finanziaria che diventa un asset

di Marco Liera (*) - 15/04/2014

Stampa Crea Pdf Invia Rss

Trent’anni fa un analista finanziario di Chicago, Joe Mansueto, lasciò il suo lavoro alla Harris Associates per avviare dal suo bilocale una attività di ricerca applicata nel campo dei fondi comuni, con conseguente vendita di prodotti editoriali. La sua visione era quella di rendere gli investitori più consapevoli nella scelta dei gestori e dei loro prodotti. Il 16 maggio 1984 nacque così Morningstar, che in seguito è diventata leader mondiale della fornitura di ricerca indipendente su vari investimenti finanziari (fondi, ETF, azioni e così via) e consulenza nei servizi di asset management. Dal 2005 è quotata al Nasdaq dove capitalizza 3,4 miliardi di dollari. Nel 2013 ha realizzato un fatturato di 700 milioni di dollari.

Credo che il successo economico di Morningstar sia una conferma del valore della conoscenza nell’investimento dei risparmi. Non di una qualsiasi conoscenza, intendiamoci, ma di specifiche informazioni ad alto valore aggiunto, servite in modo personalizzato sulla base delle esigenze di investitori privati, consulenti finanziari, gestori di patrimoni e così via.

In un settore – quello dell’investimento dei risparmi dei cittadini - dove la presenza di distorsioni cognitive è quasi imbarazzante, ogni aumento di conoscenza può essere di grande aiuto. La sfida è da una parte quella di diffondere il più possibile una consapevolezza di base. Dall’altra parte quella di migliorare la ricerca soprattutto quando questa contribuisce a ridurre le incertezze sulle decisioni, più che spingere a fare (incerte) previsioni. Un esempio: è molto importante nelle decisioni di investimento comprendere l’andamento di lunghissimo periodo delle principali asset class, soprattutto in relazione agli eventi estremi che sono già avvenuti. E in questo ambito alcuni dei migliori contributi sono venuti proprio dalla ricerca della Ibbotson Associates (una acquisizione di Morningstar del 2006) oltre a quella della London Business School e di Jeremy Siegel. Le sempre più sofisticate analisi delle performance dei fondi comuni e dei gestori invece continuano ad avere un limite nella loro incerta possibilità di essere estrapolate per il futuro.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 14 aprile 2014

Stampa Crea Pdf Invia Rss


Vuoi lasciare un commento o essere informato delle prossime novità di YouInvest? Compila questo breve form

Cognome *
Nome *
E-mail *
Il tuo giudizio su YouInvest *
Commento
Finalità  del trattamento dei dati personali
Accetto le finalità  del trattamento dei dati personali
Codice di verifica Cambia testo