Gli orfani del BTP al 6% e la loro distorta percezione dei rischi

di Marco Liera (*) - 09/04/2014

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Ho 55 anni, sono impiegata bancaria sposata con un lavoratore del settore elettrico di 56 anni, abbiamo una figlia di 23 anni che frequenta il quarto anno di medicina. Abbiamo una casa di proprietà, circa 100mila euro di BTP 3,75% scadenza 1/3/2021, acquistati tra il 2011 e il 2012 a un prezzo medio di 84. I BTP che abbiamo ora valgono intorno a 108. Mi consigliate di vendere e portare a casa il guadagno? Nel caso di disinvestimento, dove potrei impiegare il ricavato?
Lavoro da circa 31 anni, sono iscritta al fondo  previdenziale dei bancari dal 17/05/1993 e verso il minimo previsto, con versamento parziale del TFR. Ho accantonato circa 3.200 euro su Previbank Multigaranzia, e circa 55mila euro su un altro comparto dello stesso fondo pensione. Devo aumentare i versamenti  previdenziali su base volontaria tenendo presente che per la pensione mi mancano ancora circa 10 anni?
Entrambi i fondi pensione a cui siamo iscritti io e mio marito ci danno la possibilità  di versare contributi previdenziali per nostra figlia. Ci consigliate di iscriverla e versare i contributi o  di riscattare gli anni di laurea (qual è il periodo migliore per riscattare, appena laureata?)?
Credo di dover migliorare la tutela del mio capitale, e mi farebbe piacere conoscere la  vostra opinione in merito, in modo di fare scelte oculate.

(Lettera firmata)

A differenza di quanto accade tra i medici, che tipicamente quando non si sentono bene si rivolgono a un collega, tra i dipendenti bancari e soprattutto tra i professionisti della consulenza è diffusa la tendenza a far da sé in materia di investimenti. Questo non mi pare illogico, dal momento che le conoscenze necessarie per investire consapevolmente, limitando il perimetro degli strumenti dai quali scegliere, sono assai meno sconfinate di quelle necessarie a diventare un bravo medico.

In effetti lei pare aver investito i suoi risparmi senza avventurarsi in soluzioni complicate. Ha una discreta parte della sua ricchezza nel suo fondo pensione di categoria, e poi ha comprato BTP. Non so se lei si occupi di consulenza agli investimenti dei clienti all’interno della sua banca.

In ogni caso, lei ha corso dei rischi investendo tutti i suoi risparmi in un solo titolo, pur trattandosi di un BTP. Si è esposta oltremodo al rischio emittente (che si è tradotto in una non trascurabile volatilità della quotazione del titolo, nei momenti di massima incertezza sulla solvibilità della Repubblica)  e al rischio di variazioni al rialzo dei tassi (trattandosi di uno strumento a cedola fissa). Ha ottenuto un buon rendimento, come ho spiegato ad altri lettori che mi hanno esposto casi analoghi, non perché lei sia stata particolarmente abile, ma semplicemente perché ha corso dei rischi e le è andata bene. 

Se lei era consapevole dei rischi che correva investendo 100mila euro (tutta la sua liquidità) in un BTP a scadenza medio-lunga e nel frattempo la sua tolleranza alle perdite non è cambiata, dovrebbe vendere quella posizione e reinvestire il ricavato in titoli che hanno un rischio analogo a quello che presentava quel BTP al momento dell’acquisto. In sostanza dovrebbe scegliere titoli di emittenti con merito di credito non eccelso, con durata lunga. Che ne dice di un bond decennale greco per esempio? Molto probabilmente questa alternativa non la affascina, ma allora significa che lei non ha la propensione al rischio che era richiesta nel momento in cui quel BTP rendeva il 6%.  Dal punto di vista finanziario, il rischio di investire tre anni fa in un BTP il cui rendimento preteso dal mercato era il 6%, è esattamente lo stesso di investire ora in un bond greco che ha la stessa durata, la stessa struttura cedolare e lo stesso rendimento a scadenza. Se lei, come è comprensibile, non è disposta a investire ora in un bond greco, è perché ha ridotto la sua propensione al rischio, o perché l’ha avuta sempre molto bassa. Posto che in ogni caso un po’ di diversificazione sarebbe opportuna, almeno adesso dovrebbe chiedersi se quel BTP sia adeguato rispetto alle sue caratteristiche o se siano invece preferibili uno o più strumenti ancora più prudenti (e ovviamente meno redditizi).

Quanto ai versamenti previdenziali per vostra figlia, più che altro dettati da ragioni di opportunità fiscale (spero che la ragazza prima o poi cominci a lavorare e a occuparsi direttamente del suo futuro), preferirei usare i fondi pensione anziché il riscatto degli anni di laurea. La contribuzione obbligatoria all’INPS mi pare sia già un fardello più che sufficiente.

(*) Pubblicato su Plus24-Il Sole 24 Ore del 5 aprile 2014

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