L'errore di farsi guidare dai mercati anzichè dai bisogni

di Marco Liera (*) - 29/03/2014

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Ho 63 anni, vivo attualmente da solo a Roma nell'appartamento ereditato dai miei genitori (la mia compagna vive nel suo) e sono nel cd. 'finestrone d'attesa' INPS di 21 mesi avendo recentemente maturato una pensione totalizzata ENPACL (Ente Previdenza Consulenti Lavoro) di circa. 1000/1100 euro mensili. Il 1° marzo 2014 (naturale scadenza) mi sono stati rimborsati sul c/c bancario 225.000 euro di CCT settennali, frutto residuo della vendita di un immobile, con i quali ho vissuto finora assieme a piccole saltuarie collaborazioni e che nelle intenzioni future saranno destinati a integrare la sia pur decente pensione e a far fronte a ogni eventuele imprevisto sanitario (troppo costosa se non inattuabile alla mia età una polizza LTC) o altro.

Col senno di poi, per compensare il successivo e significativo calo d'interessi intercorso, avrei dovuto investirne una consistente parte in BTP ma le previsioni di tassi in ascesa e l'esigenza di una gestione semplificata al massimo mi fecero propendere, per un unico titolo di Stato comunque allora garanzia di assoluta sicurezza (risk free) poi smentita dal tempo visto come dall'estate del 2011. Ora dunque, sempre muovendomi da solo nell'ambito dei più semplici e sicuri investimenti a reddito certo come da voi spesso suggerito a chi come me che deve soprattutto mantenere il proprio benessere e con in testa il must della diversificazione per ripartire i sia pur lievi rischi, sarei orientato a investire circa 100.000 euro su un conto deposito vincolato e altri 100.000 in BTP Italia quadriennali (ottimali per gli investitori retail) mantenendo il resto di ca. 25000 euro sul c/c per il fabbisogno del prossimo biennio alla fine del quale interverrà il regolare decorso della pensione. I dubbi che spontaneamente mi stanno venendo sono sostanzialmente questi: 1) quale conto deposito vincolato? 2) riguardo invece ai titoli di Stato, BTP Italia o in alternativa BTPi inflation linked eu e gli assimilati BFP, quanto c'è da fidarsi della solvibilità del nostro Paese? Non è meglio considerare un secondo conto deposito preferibilmente non di una banca italiana altrettanto vulnerabile ma straniera?
Lettera firmata
(via e-mail)

Mi rendo conto che, pur scegliendo gli investimenti all’interno di una ristretta gamma di strumenti a rendimento contrattualmente certo in euro, fare completamente da se non è facile. Perché, come dimostra il suo caso, dubbi e incertezze sono all’ordine del giorno.

Lei dice di aver investito nei CCT allo scopo di ottenere una rendita con la quale integrare le sue entrate. Rimpiange di non aver comprato dei BTP, con i quali avrebbe beneficiato del ribasso dei tassi. Ma il suo errore non è quello di aver sbagliato la previsione sull’andamento dei tassi. Nemmeno i più esperti riescono a fare previsioni sui mercati con la necessaria accuratezza. Il suo errore – come vedremo veniale - è stato quello di avere cercato di farsi guidare dall’andamento dei mercati anziché dal suo bisogno.

Se l’obiettivo è quello di una rendita, occorre chiarire se basta una cifra costante in termini nominali (e allora possono funzionare i BTP) o costante in termini reali (e allora possono andare bene i BTPei). Prima ancora occorrerebbe comprendere qual è la rendita necessaria e di conseguenza stabilire se ci si può accontentare delle cedole o se è invece necessario intaccare il capitale. In tutto questo, che c’entra l’andamento futuro dei mercati e i tassi?

La sua scelta è caduta sui CCT, che in ogni caso non sono inadatti rispetto alle esigenze di rendita periodica, soprattutto se per questa occorre intaccare il capitale. La cedola variabile dei CCT infatti ne riduce la volatilità, minimizzando il rischio di vendere i titoli in perdita. Ciò non ha impedito anche alla quotazione del suo CCT di oscillare sensibilmente nell’autunno 2011, per via del rischio emittente.

Ma dagli errori (come detto non gravi) si impara, e lei ha compreso che il risk free non esiste e non è mai esistito. Questo le ha fatto capire l’importanza della diversificazione, per ottenere la quale lei pensa di affiancare un conto di deposito a un titolo di Stato inflation linked. Ricordiamo che lei ha bisogno di una rendita in euro e quindi la diversificazione valutaria introdurrebbe un rischio indesiderato. Un deposito ha volatilità zero, e quindi può compensare quella del titolo di Stato. Che la coprirebbe dall’inflazione. Però resterebbe totalmente esposto al rischio Italia. Forse come lei dice introdurre una controparte estera con rating più alto (es. un bund tedesco, una BEI) la renderebbe ancora più tranquillo. Senza lamentarsi della redditività nulla o giù di lì, si intende.

(*) Pubblicato su Plus24-Il Sole 24 Ore del 29 marzo 2014

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