Azioni vs bond, il duello che dura da 114 anni

di Marco Liera (*) - 24/03/2014

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Lo avete sentito ripetere molte volte, come un mantra: le azioni rendono di più delle obbligazioni nel famoso “lungo periodo”. Il che è vero se si guardano i 114 anni compresi tra il 1900 e il 2013, periodo di osservazione del pregevole Credit Suisse Global Investment Returns Sourcebook 2014 a cura di Elroy Dimson, Paul Marsh, Mike Staunton della London Business School. Ma è falso se si guardano i 30 anni tra il 1982 e il 2011, in cui le obbligazioni internazionali hanno generato un ritorno annualizzato del 7,8% al netto dall’inflazione, con una volatilità largamente inferiore a quella delle azioni. E’ sorprendente che la convinzione della superiorità delle azioni si sia diffusa proprio nell’età di massimo splendore dell’investimento in bond. Un periodo nel quale hanno vissuto l’età adulta la maggiorparte degli investitori privati e professionali oggi esistenti.

Come i tre autori sottolineano nella ricerca, sarebbe pura fantasia estrapolare questi risultati per il futuro, perché dovuti a fattori non ripetibili, come è stato l’avvento di un’era a inflazione bassa e sotto controllo. E il negativo andamento del reddito fisso internazionale nel 2013 potrebbe aver rappresentato la fine dell’incantesimo. Tre sono però i fattori da ricordare: 1) per chi è avverso al rischio, anche nel lungo periodo, non ci sono alternative agli strumenti a rendimento certo come le obbligazioni e i titoli di Stato; 2) l’ingresso in campo dei titoli a rendimento certo reale (come i BTPei, i BTP Italia, gli OATei, i buoni postali indicizzati) consente anche agli obbligazionisti di difendersi dal nemico storico dei bond, l’inflazione. La quale è la principale responsabile della sotto-performance delle obbligazioni e dei titoli di Stato rispetto alle azioni nel ventesimo secolo; 3) senza mettersi a fare previsioni, occorre prepararsi a vivere decenni di rendimenti inferiori a quelli degli ultimi 30 anni, sia nell’azionario che nell’obbligazionario. Se questo però avverrà in presenza di una stabilità monetaria, i ritorni reali per gli investitori non saranno da disprezzare.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 24 marzo 2014

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