Vuole proteggersi dall'inflazione. Ma non ha niente a rendimento reale

di Marco Liera (*) - 22/03/2014

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Sono un impiegato metalmeccanico di 43anni, sposato con una figlia tredicenne. Viviamo in appartamento di proprietà del valore stimato di 100mila euro. Ipotizziamo di ricevere immobili in eredità per altri 100mila euro. Il mio reddito da lavoro dipendente (tempo indeterminato) ammonta a 1.900 euro mensili netti, quello di mia moglie, 43 anni operaia a tempo indeterminato è di 1.250 euro. Il risparmio mensile si aggira sui 900 euro in media.

Entrambi abbiamo una polizza caso morte per 100mila euro, invalidità permanente da infortunio e malattia per 100mila euro. Forse queste coperture non coprono il reale patrimonio umano ma la spesa annuale di quasi mille euro è già abbastanza importante.

Io ho una posizione pensionistica con fondo di categoria linea “garantita tfr” per il 60% e “Reddito” per 40% per circa 42.000 euro, verso la mia quota, il tfr e la quota del datore di lavoro. Negli ultimi anni ho versato ulteriori importi al fine di dedurli fiscalmente .

Il patrimonio attuale ammonta a circa 200mila euro così suddiviso: polizza vita mista Alleanza valore di riscatto a scadenza 18.000 euro, da quest’anno ho deciso di non versare più per la recente riduzione del beneficio fiscale, ma lascerò il capitale fino a scadenza cioè 2020.

Conti di deposito Youbanking 85mila euro vincolati a 18mesi, tasso 3,25% lordo, Conto Deposito Rendimax 23.000€ vincolati a varie scadenze tasso medio 2,6%lordo. Il resto è poi posizionato su fondi comuni Pimco, Reiffeisen, Templeton di cui allego il dettaglio. Abbiamo liquidità pari a circa 30mila euro. Voglio reinvestirli al più presto. Gli obiettivi che mi pongo sono la salvaguardia del capitale in termini reali, rispetto all’inflazione, attraverso una parte consistente del patrimonio investita in strumenti a rischio basso o meglio garantiti. Quale strategia di investimento è consigliabile in questo periodo storico?

Lettera firmata

(via e-mail)

E' singolare che lei dichiari di voler salvaguardare i suoi risparmi dall'inflazione e non detenga nel suo articolato portafoglio nessuno strumento a rendimento contrattualmente certo reale, fatta eccezione per una piccola posizione dedicata a un ETF agganciato a un paniere di inflation-linked bond globali. L'altra contraddizione evidente della sua strategia e' il proposito di dare la "caccia ai migliori rendimenti" in presenza di un obiettivo di "salvaguardia" del capitale. Sembra che lei sia un investitore piu' preparato della media, ma e' - come molti altri – un po’ vittima quel “demone nascosto” studiato in finanza comportamentale che la porta a scegliere i suoi investimenti in modo dissociato, perseguendo contemporaneamente e con noncuranza la sicurezza e il rendimento, due obiettivi del tutto incompatibili.

Fino a oggi lei ha privilegiato strumenti a rendimento certo nominale allettante, saltellando, come lei stesso ammette, da una promozione all'altra di conti di deposito. Stando attento a non superare mai la fatidica soglia dei 100mila euro garantiti da FITD, ma "inciampando" comunque in una banca che e' stata poi commissariata (Banca delle Marche). Ovviamente non ha subito alcuna perdita, ma qualche preoccupazione forse l'ha avvertita. D'altra parte, a forza di rincorrere i rendimenti piu' alti, e' normale che possa capitare di mettere i soldi in qualche istituto meno solido.  In ogni caso, nessuno strumento a rendimento nominale certo potra' mai essere efficace quanto uno a rendimento reale certo se lo scopo e' quello di proteggere i risparmi dall'inflazione.

Oltre ai conti di deposito, alla polizza Vita e alla liquidita' in attesa di reinvestimento, lei ha un'esposizione del 23% a fondi ed ETF obbligazionari globali e azionari internazionali, sottoscritti, a quanto pare, su consiglio di un professionista nei momenti di massima incertezza sulla solvibilita' dell'Italia (2011) in ottica "fly to quality". Si tratta di una diversificazione equilibrata, soprattutto utile dal punto di vista psicologico, perche' non so in caso di effettivo default dell'Italia cosa sarebbe successo ai NAV di quei fondi. Un hedging piu' efficace rispetto al rischio Italia (al solo scopo di ridurre la volatilita' del portafoglio e non rispetto all'evento estremo del default, che avrebbe conseguenze inimmaginabili su qualunque asset class) sarebbe stato comprare bund tedeschi, evitando così di incrementare i rischi con l’uso di valute diverse dall’euro. Ma probabilmente la cosa le fa un certo ribrezzo perche' si sa che "non rendono niente".

(*) Pubblicato il 22/3/2014 su Plus24-Il Sole 24 Ore

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