Renzi, le rendite e le fatiche degli imprenditori

di Marco Liera - 14/03/2014

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1) La differenza di tassazione tra titoli di Stato ed equiparati da una parte (compresi bond sovranazionali e il risparmio postale) e tutti gli altri investimenti tranne depositi bancari che restano al 20% (azioni, bond privati, fondi comuni ed ETF per la parte non investita in titoli di stato ed equiparati etc.) diventa abissale: 12,5 vs 26%. Immaginabili gli effetti distorsivi di lungo periodo sull'allocazione dei risparmi,in assenza di correttivi.

2) Nelle azioni si crea il paradosso che le persone fisiche che hanno partecipazioni qualificate (>5% per le quotate, >20% diritti di voto per tutte le altre) pagano meno tasse sui dividendi di chi le ha non qualificate. Perché pagano IRPEF su 49,72% del dividendo (quindi al massimo il 21,4%) vs 26% non qualificate. Ottimo esempio di redistribuzione!

3) Il 10% di sconto IRAP è veramente poco per indurre gli imprenditori a mettere più soldi nelle loro aziende (se li hanno, ovviamente). Se proprio vogliono correre dei rischi (e risparmiarsi la fatica dell'azienda) comprano titoli di stato greci e sono tassati al 12,5% (vs. 27,5% IRES + 3,5% IRAP + IRPEF su 49,72% del dividendo).

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