Bill Gross, Pimco e il mito dei gestori

di Marco Liera (*) - 10/03/2014

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“Ho le batterie cariche al 110% e sono pronto a continuare per i prossimi 40 anni”. Così ha twittato nei giorni scorsi Bill Gross, 69 anni, fondatore di Pimco, il più grande gestore obbligazionario del mondo. I fondi Pimco hanno avuto un grande successo anche in Italia, ma per la prima volta dopo 20 anni di eccellenti risultati lo scorso anno il fondo-bandiera, il Total Return, ha registrato una perdita del 2% per via della congiuntura negativa sul reddito fisso internazionale. I deludenti risultati del Total Return (deludenti rispetto alle attese che hanno i ben abituati clienti di Pimco) hanno causato lo scorso anno un deflusso netto dal fondo di 41,1 mld di dollari. Una situazione che stando al Financial Times preoccupa i soci di Allianz (che acquisì Pimco nel 2000 assicurando però a Gross e colleghi una autonomia totale) e che è stata aggravata dall’uscita a sorpresa del numero uno Mohamed El-Erian. Che secondo il Wall Street Journal si è  dimesso dopo uno scontro con Gross (fatto smentito dal nuovo CEO Doug Hodge al Financial Times).

Le storie di Gross e di Pimco sono emblematiche di un’industria – quella dell’asset management - nella quale non si è ancora capito bene se la qualità dei servizi (misurabile dalle performance corrette per il rischio) nel tempo sia il risultato di talento o fortuna, o di un mix sconosciuto dei due. Le “strisce” pluriennali di risultati positivi prima o poi finiscono. E’ successo a Gross, come accadde a un altro grande gestore, Bill Miller di Legg Mason (che in seguito ha lasciato la carica di direttore investimenti). Però le storie come quelle di Gross o Miller – fintanto che funzionano - servono molto ai consulenti finanziari, perché alla maggior parte dei clienti piace di più farsi raccontare queste narrative (che scatenano appetiti di guadagno) che parlare di pianificazione finanziaria. Un’altra star della gestione, Peter Lynch, sorprese tutti quando nel 1990 a soli 46 anni decise di lasciare la guida del fondo Fidelity Magellan, dopo 13 anni di performance stellari. Come nel poker, in cui i grandi giocatori sanno qual è il momento di abbandonare il tavolo.

(*) Pubblicato sul Sole-24 Ore del 10 Marzo 2014

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